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Il golfo di Gela protagonista della BTMA 2013:il legame inscindibile tra Gela e Licata.


Si è conclusa da pochi giorni la XVI° edizione della Borsa del turismo archeologico, svoltasi anche quest’anno nella suggestiva cornice pestana. Il successo di pubblico, per un evento ormai fortemente apprezzato e conosciuto, è stato notevole. Il rilancio dell’ “industria” culturale in Italia passa anche da questo tipo di iniziative e da chi con determinazione e passione partecipa ed esporta il proprio modello turistico-divulgativo in maniera pratica chiara e sostenibile. Il golfo di Gela è stato degnamente rappresentato e presentato alla platea di specialisti, operatori turistici e curiosi da due realtà ormai ben radicate sul territorio come il Gruppo Archeologico Finziade di Licata e il Gruppo Triskelion Sicilia Archaeology di Gela, oltre alla rappresentanza politica dei Presidenti dei rispettivi consigli consigli comunali di Licata e Gela, Saverio Platamone e Giuseppe Fava, e dall’assessore al Turismo del Comune di Gela, Giuseppe Ventura. La collaborazione nata ormai da circa un anno tra i due gruppi non è frutto del caso o della semplice e banale vicinanza geografica, bensì è il risultato di relazioni concatenate e inscindibili che legano da millenni le due città, “figlie” dello stesso sangue (quello geloo deportato dal tiranno akragantino Finzia sul Monte S. Angelo a Licata).
Nella splendida cornice campana è stato innanzitutto presentato l’ itinerario che le due realtà associativa hanno messo in calce per l’estate appena passata e che potenzieranno per il futuro prossimo venturo. Un tour al dettaglio per così dire, sulle tracce di Antifemo e Entimo i due mitici ecisti geloi.
Successivamente è stata la volta del lavoro svolto dal Gruppo Archeologico d’Italia Finziade nell’arco dell’anno, riguardante la presentazione dei ritrovamenti subacquei effettuati quest’estate nel mare antistante la città di Licata e recuperati proprio con la collaborazione della Soprintendenza del mare e della Guardia di Finanza.
In ultima analisi è stato presentato davanti a un folto pubblico e per la prima volta ufficialmente fuori il contesto isolano quindi praticamente su scala nazionale il progetto MICOS, ambizioso progetto di ricerca scientifico-didattica (scavi, ricognizioni e valorizzazione territoriale) promossa dalla sinergia dei due gruppi, alla quale parteciperanno università italiane e importanti soggetti stranieri come l’ Università di Cadiz (Cadice).
La cooperazione stabile tra queste due importanti realtà negli anni, e per certi versi già ora in questa fase embrionale, darà importantissimi risultati per il rilancio socio-economico-scientifico dell’ area del Golfo, da troppo tempo alla ribalta per fenomeni rilevanti solo dal punto di vista esclusivamente negativo.
L‘obiettivo principale della cooperazione tra le due realtà è proprio questo, rendere fruibile e valorizzato un bene paesaggistico-culturale che da troppo tempo aspetta indomito sotto le ”sabbie” del tempo e del disinteresse.


Ultimo aggiornamento (Mercoledì 27 Novembre 2013 18:46)

 

I siti resi fruibili durante i primi 5 anni di attività del Gruppo Archeologico "FINZIADE" a Licata


Ultimo aggiornamento (Giovedì 28 Novembre 2013 18:36)

 

Appello per la salvaguardia degli abbeveratoi extraurbani di Licata


In tutto il territorio di Licata insistono molti abbeveratoi per animali da pascolo alimentati da sorgenti che si trovano in loco. La carenza idrica dovuta alle caratteristiche climatiche della nostra zona ha favorito, sin dall’epoca classica, lo sfruttamento di pozzi ed opere idrauliche per l’approvvigionamento idrico della popolazione. Nel territorio di Licata esistono abbeveratoi di differente forma e tipologia che varia a seconda del periodo di costruzione. La crescita esponenziale di queste opere idriche avrà avuto inizio a partire dal tardo medioevo ed è durata fino ai primi anni del novecento. Durante il Regno di Sicilia un’attività strategica della bilancia economica dello Stato era rappresentata dall’esportazione di grano e formaggio. Esaminando dagli annali dei registri dei caricatori l’anno 1407-08 risulta che da quello di Licata furono esportati 1.006,85 cantari di formaggio che, insieme al caricatore di Sciacca e Agrigento, raggiungono praticamente il 50% del formaggio esportato dal Regno. La produzione e l’esportazione di formaggio testimonia la presenza di allevamenti di bestiame e pascoli sicuramente più diffusa nell’entroterra siciliano, ma esistente anche a Licata in tutto l’arco collinare che circonda la piana.
Negli ultimi decenni, con la drastica diminuzione di allevamenti di bestiame, l’uso di molti impianti di canalizzazione e vasche per la raccolta delle acque, forse costruite appositamente per l’abbeveraggio degli animali, è venuto meno e l’acqua adoperata per l’agricoltura e l’irrigazione dei campi. L’abbandono è stato presto correlato dal degrado e proprio a causa dell’incuranza del’uomo molti sono andati perduti. L’ultimo in ordine di tempo a subire una triste fine, l’abbeveratoio di Contrada Calì. Nel settembre del 2013 mezzi meccanici hanno infatti letteralmente demolito l’opera che, nonostante non fosse più in uso, risultava integra in tutte le sue parti.
Lo scempio di C.da Calì è solo l’ ultimo di una serie di stupri che il nostro territorio continua a subire giorno dopo giorno.
L’amarezza ancor maggiore sta nel fatto che chi cancella il proprio recente passato per banali necessità temporanee, con una leggerezza e una superficialità che lascia esterrefatti, dimentica l’importanza storico-culturale che può aver rivestito all’interno di una comunità che come tale vuole riconoscersi. L’ auspicio è che inizi un processo veloce che porti a considerare il territorio non come una semplice, banale e inviolabile proprietà privata, bensì come qualcosa che riguardi la collettività tutta e gli interessi di quest’ultima.

Ultimo aggiornamento (Sabato 12 Ottobre 2013 18:21)

 

Scoperta un'ancora litica a gravità: è il reperto più antico finora recuperato nelle acque di Licata

 


 

Lo scorso 27 settembre, nelle “ricche” e ormai archeologicamente note acque  di Licata, è venuto alla luce, o per meglio dire a galla, un reperto di straordinaria importanza: un’ancora di pietra che secondo gli archeologi potrebbe risalire ad un periodo compreso tra il II e il I millennio a.C. Il reperto recuperato è l’ultimo di una serie di importanti evidenze venute in superficie dalle acque licatesi fin da Giugno di quest’anno. La città di Licata ormai non è più nuova alle cosiddette soprese archeologiche sommerse dal mare e dalla storia. Il recupero è stato effettuato grazie alla stretta collaborazione tra i Gruppi Archeologici di Licata, Sciacca e la locale sezione della Lega Navale Italiana, con la supervisione e la consulenza scientifica della Soprintendenza del Mare.

Le operazioni sono avvenute  a poche centinaia di metri dalla costa; i sommozzatori presenti hanno potuto constatare fin da subito la straordinarietà della scoperta.

Un plauso particolare va sicuramente riconosciuto alla collaborazione e alla cooperazione tra enti pubblici e associazioni che, nonostante la diversa natura giudica, promuovono lo stesso fine collettivo, quello della valorizzazione e conservazione del patrimonio culturale.

“L’ancora rappresenta – dice Fabio Amato, direttore del Gruppo Archeologico Finziade, promotore della ricerca avvenuta con la supervisione della Soprintendenza del mare diretta da Sebastiano Tusa– un ritrovamento eccezionale. Certo, dovranno essere fatti ulteriori approfondimenti, ma secondo la prima datazione che abbiamo fatto l’ancora a gravità dovrebbe risalire proprio al secondo millennio avanti Cristo. In Sicilia i reperti archeologici sottomarini di questo genere ritrovati sono rari”. Durante le ispezioni  del tratto di mare interessato dal ritrovamento sono state rinvenute, ad onor di cronaca, altri tre frammenti di ceppi d’ancora litici, questi più recenti e risalenti al periodo greco.

Tutto ciò fa presupporre la possibilità di ulteriori ritrovamenti vista la ricchezze che queste acque hanno dimostrato celare. Le prossime ricerche in ogni caso faranno però i conti con l’arrivo del pieno autunno; certamente ci sarà un rallentamento meteo-climatico che in ogni caso con l’arrivo della prossima bella stagione non dovrebbe ostacolare nuovi recuperi. Non è assolutamente da escludere infatti l’eventualità che i siti indagati possano aver custodito anche le imbarcazioni a cui questi oggetti facevano riferimento. I reperti recuperati durante le immersioni di quest’estate verranno adesso custoditi all’interno della sala “Rosa Balistreri”, al Chiostro Sant’Angelo, in attesa di un allestimento temporaneo che è già in corso di realizzazione da parte della Soprintendenza, del Comune e del Gruppo Archeologico Finziade, proprio nell’atrio del Chiostro Sant’Angelo.

Nella speranza di arrivare alla tanto agognata realizzazione del Museo del Mare, luogo di nuovo vanto e di alto valore culturale per una città che deve e vuole tornare al suo ruolo antico - conclude Fabio Amato - desidero ringraziare tutti i soci della Finziade, per il grande supporto e la fiducia che hanno riposto nella mia persona in questi anni di duro lavoro, i sommozzatori del Nucleo Subacqueo della Finziade, che in questi mesi si sono spesi a 360 gradi dimostrando un amore smisurato per la propria città e per il patrimonio archeologico, e la Lega Navale Italiana, che mettendo a disposizione gratuitamente la propria imbarcazione “Sea Star” ha permesso che tutto ciò si realizzasse.


Ultimo aggiornamento (Martedì 08 Ottobre 2013 11:53)

 

A 70 anni dallo sbarco alleato a Licata si inaugura una mostra all'interno dei rifugi antiaerei


I cunicoli sotterranei, sfruttati come rifugi dalla popolazione, hanno tuttavia una storia ben più antica poiché, ab origine, essi facevano parte appieno del sistema delle “segrete” del  cosiddetto Castel Nuovo, sito immediatamente sopra le stesse gallerie, e occupante quello che oggi è il piano del quartiere. In questo contesto storico dai mille risvolti è stata allestita a cura del Gruppo Archeologico Finziade, con un accurata  e dettagliata ricerca storiografica portata avanti da Luigi Falletti, una mostra fotografica e didascalica, su pannelli, di quella che fu l’operazione Husky guidata dal generale George S. Patton.

In occasione del settantesimo anniversario dello sbarco alleato sulle coste della Sicilia centro-meridionale e nella fattispecie sulle coste licatesi, l'amministrazione comunale, capeggiata dal sindaco Angelo Balsamo, garantitsce l'apertura al pubblico, per il periodo estivo, dei rifugi antiaerei siti in via Marconi. Il suddetto sito ad oggi risulta visitabile e percorribile, sulla tracce di chi, 70 anni fa, si rifugiava dall’orrore e dalla violenza della tregenda bellica.

L’esposizione è stata suddivisa in tre parti ben identificabili:

Il primo settore mostra le varie tipologie costruttive delle fortificazioni militari delle forze dell’asse, poste a difesa della costa: capisaldi, posto circolare monoarma, Tobruk ecc.

I pannelli illustrano inoltre il “corredo” bellico di cui si componeva ognuna di queste postazioni militari, la cartografia con relativa dislocazione in toto dell’esercito italo-tedesco a difesa della costa licatese, con i relativi comandi.

Tra le opere ricordate ruolo di spicco era rappresentato dal caposaldo a difesa dell’aereo-pista successivamente trasformata dagli americani in aeroporto. L’opera in questione ha avuto un pannello proprio, voluto dal Falletti stesso, con foto inedite e la planimetria dell’esatta ubicazione.

La seconda parte  della mostra racconta delle spiagge protagoniste dello sbarco siciliano, con chiari nomi in codice (Red beach, Green beach ecc.) e i mezzi militari americani partecipanti alle operazioni di terra e di mare.

Dulcis in fundo il terzo e ultimo settore espositivo presenta alcuni protagonisti dello sbarco entrati poi nella letteratura storico-politica e anche nello spettacolo. Tra di essi infatti ricordiamo il ben noto veterano di guerra ma soprattutto fotografo delle star di Hollywood, Phil Stern, Ranger dell’esercito americano, tornato per l’occasione, dopo 70 anni, sui luoghi dello sbarco. Il grande fotografo americano è stato il padrino della mostra, ed è toccato infatti a lui inaugurare e tagliare il simbolico nastro dell’apertura dell’evento, dopo essere stato accolto nel palazzo di famiglia del Barone La Lumia.

Il veterano americano, alla veneranda età di 94 anni entrando in quei cunicoli, luoghi nei suoi ricordi di terrore e miseria, ha avuto un commosso e sentito momento di riflessione. Egli, pacifista convinto, ha dimostrato realmente che l’orrore della tragedia di 70 anni fa non deve mai più essere ripetuto, nel rispetto di tutto il genere umano.


 

 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 06 Settembre 2013 11:17)