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I siti resi fruibili durante i primi 5 anni di attività del Gruppo Archeologico "FINZIADE" a Licata


Ultimo aggiornamento (Giovedì 28 Novembre 2013 18:36)

 

Appello per la salvaguardia degli abbeveratoi extraurbani di Licata


In tutto il territorio di Licata insistono molti abbeveratoi per animali da pascolo alimentati da sorgenti che si trovano in loco. La carenza idrica dovuta alle caratteristiche climatiche della nostra zona ha favorito, sin dall’epoca classica, lo sfruttamento di pozzi ed opere idrauliche per l’approvvigionamento idrico della popolazione. Nel territorio di Licata esistono abbeveratoi di differente forma e tipologia che varia a seconda del periodo di costruzione. La crescita esponenziale di queste opere idriche avrà avuto inizio a partire dal tardo medioevo ed è durata fino ai primi anni del novecento. Durante il Regno di Sicilia un’attività strategica della bilancia economica dello Stato era rappresentata dall’esportazione di grano e formaggio. Esaminando dagli annali dei registri dei caricatori l’anno 1407-08 risulta che da quello di Licata furono esportati 1.006,85 cantari di formaggio che, insieme al caricatore di Sciacca e Agrigento, raggiungono praticamente il 50% del formaggio esportato dal Regno. La produzione e l’esportazione di formaggio testimonia la presenza di allevamenti di bestiame e pascoli sicuramente più diffusa nell’entroterra siciliano, ma esistente anche a Licata in tutto l’arco collinare che circonda la piana.
Negli ultimi decenni, con la drastica diminuzione di allevamenti di bestiame, l’uso di molti impianti di canalizzazione e vasche per la raccolta delle acque, forse costruite appositamente per l’abbeveraggio degli animali, è venuto meno e l’acqua adoperata per l’agricoltura e l’irrigazione dei campi. L’abbandono è stato presto correlato dal degrado e proprio a causa dell’incuranza del’uomo molti sono andati perduti. L’ultimo in ordine di tempo a subire una triste fine, l’abbeveratoio di Contrada Calì. Nel settembre del 2013 mezzi meccanici hanno infatti letteralmente demolito l’opera che, nonostante non fosse più in uso, risultava integra in tutte le sue parti.
Lo scempio di C.da Calì è solo l’ ultimo di una serie di stupri che il nostro territorio continua a subire giorno dopo giorno.
L’amarezza ancor maggiore sta nel fatto che chi cancella il proprio recente passato per banali necessità temporanee, con una leggerezza e una superficialità che lascia esterrefatti, dimentica l’importanza storico-culturale che può aver rivestito all’interno di una comunità che come tale vuole riconoscersi. L’ auspicio è che inizi un processo veloce che porti a considerare il territorio non come una semplice, banale e inviolabile proprietà privata, bensì come qualcosa che riguardi la collettività tutta e gli interessi di quest’ultima.

Ultimo aggiornamento (Sabato 12 Ottobre 2013 18:21)

 

Scoperta un'ancora litica a gravità: è il reperto più antico finora recuperato nelle acque di Licata

 


 

Lo scorso 27 settembre, nelle “ricche” e ormai archeologicamente note acque  di Licata, è venuto alla luce, o per meglio dire a galla, un reperto di straordinaria importanza: un’ancora di pietra che secondo gli archeologi potrebbe risalire ad un periodo compreso tra il II e il I millennio a.C. Il reperto recuperato è l’ultimo di una serie di importanti evidenze venute in superficie dalle acque licatesi fin da Giugno di quest’anno. La città di Licata ormai non è più nuova alle cosiddette soprese archeologiche sommerse dal mare e dalla storia. Il recupero è stato effettuato grazie alla stretta collaborazione tra i Gruppi Archeologici di Licata, Sciacca e la locale sezione della Lega Navale Italiana, con la supervisione e la consulenza scientifica della Soprintendenza del Mare.

Le operazioni sono avvenute  a poche centinaia di metri dalla costa; i sommozzatori presenti hanno potuto constatare fin da subito la straordinarietà della scoperta.

Un plauso particolare va sicuramente riconosciuto alla collaborazione e alla cooperazione tra enti pubblici e associazioni che, nonostante la diversa natura giudica, promuovono lo stesso fine collettivo, quello della valorizzazione e conservazione del patrimonio culturale.

“L’ancora rappresenta – dice Fabio Amato, direttore del Gruppo Archeologico Finziade, promotore della ricerca avvenuta con la supervisione della Soprintendenza del mare diretta da Sebastiano Tusa– un ritrovamento eccezionale. Certo, dovranno essere fatti ulteriori approfondimenti, ma secondo la prima datazione che abbiamo fatto l’ancora a gravità dovrebbe risalire proprio al secondo millennio avanti Cristo. In Sicilia i reperti archeologici sottomarini di questo genere ritrovati sono rari”. Durante le ispezioni  del tratto di mare interessato dal ritrovamento sono state rinvenute, ad onor di cronaca, altri tre frammenti di ceppi d’ancora litici, questi più recenti e risalenti al periodo greco.

Tutto ciò fa presupporre la possibilità di ulteriori ritrovamenti vista la ricchezze che queste acque hanno dimostrato celare. Le prossime ricerche in ogni caso faranno però i conti con l’arrivo del pieno autunno; certamente ci sarà un rallentamento meteo-climatico che in ogni caso con l’arrivo della prossima bella stagione non dovrebbe ostacolare nuovi recuperi. Non è assolutamente da escludere infatti l’eventualità che i siti indagati possano aver custodito anche le imbarcazioni a cui questi oggetti facevano riferimento. I reperti recuperati durante le immersioni di quest’estate verranno adesso custoditi all’interno della sala “Rosa Balistreri”, al Chiostro Sant’Angelo, in attesa di un allestimento temporaneo che è già in corso di realizzazione da parte della Soprintendenza, del Comune e del Gruppo Archeologico Finziade, proprio nell’atrio del Chiostro Sant’Angelo.

Nella speranza di arrivare alla tanto agognata realizzazione del Museo del Mare, luogo di nuovo vanto e di alto valore culturale per una città che deve e vuole tornare al suo ruolo antico - conclude Fabio Amato - desidero ringraziare tutti i soci della Finziade, per il grande supporto e la fiducia che hanno riposto nella mia persona in questi anni di duro lavoro, i sommozzatori del Nucleo Subacqueo della Finziade, che in questi mesi si sono spesi a 360 gradi dimostrando un amore smisurato per la propria città e per il patrimonio archeologico, e la Lega Navale Italiana, che mettendo a disposizione gratuitamente la propria imbarcazione “Sea Star” ha permesso che tutto ciò si realizzasse.


Ultimo aggiornamento (Martedì 08 Ottobre 2013 11:53)

 

A 70 anni dallo sbarco alleato a Licata si inaugura una mostra all'interno dei rifugi antiaerei


I cunicoli sotterranei, sfruttati come rifugi dalla popolazione, hanno tuttavia una storia ben più antica poiché, ab origine, essi facevano parte appieno del sistema delle “segrete” del  cosiddetto Castel Nuovo, sito immediatamente sopra le stesse gallerie, e occupante quello che oggi è il piano del quartiere. In questo contesto storico dai mille risvolti è stata allestita a cura del Gruppo Archeologico Finziade, con un accurata  e dettagliata ricerca storiografica portata avanti da Luigi Falletti, una mostra fotografica e didascalica, su pannelli, di quella che fu l’operazione Husky guidata dal generale George S. Patton.

In occasione del settantesimo anniversario dello sbarco alleato sulle coste della Sicilia centro-meridionale e nella fattispecie sulle coste licatesi, l'amministrazione comunale, capeggiata dal sindaco Angelo Balsamo, garantitsce l'apertura al pubblico, per il periodo estivo, dei rifugi antiaerei siti in via Marconi. Il suddetto sito ad oggi risulta visitabile e percorribile, sulla tracce di chi, 70 anni fa, si rifugiava dall’orrore e dalla violenza della tregenda bellica.

L’esposizione è stata suddivisa in tre parti ben identificabili:

Il primo settore mostra le varie tipologie costruttive delle fortificazioni militari delle forze dell’asse, poste a difesa della costa: capisaldi, posto circolare monoarma, Tobruk ecc.

I pannelli illustrano inoltre il “corredo” bellico di cui si componeva ognuna di queste postazioni militari, la cartografia con relativa dislocazione in toto dell’esercito italo-tedesco a difesa della costa licatese, con i relativi comandi.

Tra le opere ricordate ruolo di spicco era rappresentato dal caposaldo a difesa dell’aereo-pista successivamente trasformata dagli americani in aeroporto. L’opera in questione ha avuto un pannello proprio, voluto dal Falletti stesso, con foto inedite e la planimetria dell’esatta ubicazione.

La seconda parte  della mostra racconta delle spiagge protagoniste dello sbarco siciliano, con chiari nomi in codice (Red beach, Green beach ecc.) e i mezzi militari americani partecipanti alle operazioni di terra e di mare.

Dulcis in fundo il terzo e ultimo settore espositivo presenta alcuni protagonisti dello sbarco entrati poi nella letteratura storico-politica e anche nello spettacolo. Tra di essi infatti ricordiamo il ben noto veterano di guerra ma soprattutto fotografo delle star di Hollywood, Phil Stern, Ranger dell’esercito americano, tornato per l’occasione, dopo 70 anni, sui luoghi dello sbarco. Il grande fotografo americano è stato il padrino della mostra, ed è toccato infatti a lui inaugurare e tagliare il simbolico nastro dell’apertura dell’evento, dopo essere stato accolto nel palazzo di famiglia del Barone La Lumia.

Il veterano americano, alla veneranda età di 94 anni entrando in quei cunicoli, luoghi nei suoi ricordi di terrore e miseria, ha avuto un commosso e sentito momento di riflessione. Egli, pacifista convinto, ha dimostrato realmente che l’orrore della tragedia di 70 anni fa non deve mai più essere ripetuto, nel rispetto di tutto il genere umano.


 

 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 06 Settembre 2013 11:17)

 

Il 2° ritrovamento archeologico subacqueo in meno di due mesi ad opera del nucleo Subacqueo del Gruppo Archeologico FInziade


A circa un mese di distanza dal recupero dell’anfora greco-italica nelle acque antistanti il mare di Licata, la collaborazione tra Lega navale licatese e Gruppo archeologico Finziade torna, con efficienza, a dare i propri frutti: è stato infatti  effettuato, in data 6 Agosto 2013, il recupero di un ceppo d’ ancora litica risalente al VI-IV secolo a.C.
Le evidenze archeologiche di epoca greca arcaica ritrovate negli anni '70 dall'associazione archeologica licatese sulla terraferma, proprio di fronte al luogo del ritrovamento del ceppo d'ancora, testimoniano, fin dal periodo più arcaico, una forte “antropizzazione” del settore territoriale in questione, segno tangibile dell’ interesse delle prime genti egee transitate su questa linea di costa. Il ritrovamento del ceppo d’ancora, nel mare prospiciente questi luoghi, non fa altro che rafforzare l’ ipotesi di un agglomerato insediativo collocabile, cronologicamente, nell’ epoca arcaica.
Il recupero come già ricordato, è avvenuto grazie alla collaborazione congiunta tra Lega navale e G.a. Finziade guidato dal direttore Fabio Amato, con l’aiuto preziosissimo del nucleo dei sommozzatori della Guardia di Finanza e con la consulenza scientifica e l'ausilio prestigioso e considerevole dato da alcuni operatori della Soprintendenza del mare guidati dall’ archeologo e soprintendente Sebastiano Tusa.
Al recupero erano presenti anche il Sindaco del Comune di Licata, Angelo Balsamo, l'Assessore al Turismo, Massimo Licata d'Andrea, e il responsabile del servizio archeologico, Arch. Bernardo Agrò.
Il reperto giaceva a 13 metri di profondità e a circa mezzo miglio di distanza dalla costa in corrispondenza di una piattaforma rocciosa marina sviluppata per diversi metri ricoperta da una consistente flora marina.
L’evidenza si è subito presentata in perfetto stato di conservazione, risulta essere realizzata in pietra basaltica non locale, forse proveniente da contesti geologici dell’ oriente mediterraneo.
Le misure sono ridotte, circa un metro di lunghezza per 30/40 kg di peso, presenta una leggera curvatura con incavo nella posizione mediana. La pietra non risulta particolarmente danneggiata dall’ azione del mare.
Il ritrovamento ed il consequenziale recupero scaturito, costituiscono un ulteriore passo nella ricerca archeologica subacquea licatese. Ormai è sempre più chiaro che il mare licatese, l’antico litus phintiensis, è stato un trafficatissimo specchio d’acqua, sia per la sua centralità nel Mare Nostrum, sia per la sua funzione di raccordo con il commercio della Sicilia centro-meridionale. Importanza agevolata dalla conformazione delle coste licatesi le quali, per la maggior parte del loro sviluppo, mostrano una portuosità notevole.
E intanto qualche giorno fa la Soprintendenza di Agrigento e quella del Mare hanno accolto la proposta del Gruppo Archeologico Finziade di allestire presso il Castel Sant'Angelo di Licata un museo che ospiti al suo interno i numerosi reperti subacquei attualmente custoditi nei magazzini del museo archeologico Badia e recuperati negli anni '80 nelle acque del mare licatese.
In attesa che vengano allestite le vetrine, il responsabile del servizio archeologico, Bernardo Agrò, ha assicurato che il reperto sarà esposto temporaneamente al Chiostro Sant'Angelo, già a partire dal 30 Agosto 2013. 

Ultimo aggiornamento (Martedì 08 Ottobre 2013 12:04)