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Scoperta un'ancora litica a gravità: è il reperto più antico finora recuperato nelle acque di Licata

 


 

Lo scorso 27 settembre, nelle “ricche” e ormai archeologicamente note acque  di Licata, è venuto alla luce, o per meglio dire a galla, un reperto di straordinaria importanza: un’ancora di pietra che secondo gli archeologi potrebbe risalire ad un periodo compreso tra il II e il I millennio a.C. Il reperto recuperato è l’ultimo di una serie di importanti evidenze venute in superficie dalle acque licatesi fin da Giugno di quest’anno. La città di Licata ormai non è più nuova alle cosiddette soprese archeologiche sommerse dal mare e dalla storia. Il recupero è stato effettuato grazie alla stretta collaborazione tra i Gruppi Archeologici di Licata, Sciacca e la locale sezione della Lega Navale Italiana, con la supervisione e la consulenza scientifica della Soprintendenza del Mare.

Le operazioni sono avvenute  a poche centinaia di metri dalla costa; i sommozzatori presenti hanno potuto constatare fin da subito la straordinarietà della scoperta.

Un plauso particolare va sicuramente riconosciuto alla collaborazione e alla cooperazione tra enti pubblici e associazioni che, nonostante la diversa natura giudica, promuovono lo stesso fine collettivo, quello della valorizzazione e conservazione del patrimonio culturale.

“L’ancora rappresenta – dice Fabio Amato, direttore del Gruppo Archeologico Finziade, promotore della ricerca avvenuta con la supervisione della Soprintendenza del mare diretta da Sebastiano Tusa– un ritrovamento eccezionale. Certo, dovranno essere fatti ulteriori approfondimenti, ma secondo la prima datazione che abbiamo fatto l’ancora a gravità dovrebbe risalire proprio al secondo millennio avanti Cristo. In Sicilia i reperti archeologici sottomarini di questo genere ritrovati sono rari”. Durante le ispezioni  del tratto di mare interessato dal ritrovamento sono state rinvenute, ad onor di cronaca, altri tre frammenti di ceppi d’ancora litici, questi più recenti e risalenti al periodo greco.

Tutto ciò fa presupporre la possibilità di ulteriori ritrovamenti vista la ricchezze che queste acque hanno dimostrato celare. Le prossime ricerche in ogni caso faranno però i conti con l’arrivo del pieno autunno; certamente ci sarà un rallentamento meteo-climatico che in ogni caso con l’arrivo della prossima bella stagione non dovrebbe ostacolare nuovi recuperi. Non è assolutamente da escludere infatti l’eventualità che i siti indagati possano aver custodito anche le imbarcazioni a cui questi oggetti facevano riferimento. I reperti recuperati durante le immersioni di quest’estate verranno adesso custoditi all’interno della sala “Rosa Balistreri”, al Chiostro Sant’Angelo, in attesa di un allestimento temporaneo che è già in corso di realizzazione da parte della Soprintendenza, del Comune e del Gruppo Archeologico Finziade, proprio nell’atrio del Chiostro Sant’Angelo.

Nella speranza di arrivare alla tanto agognata realizzazione del Museo del Mare, luogo di nuovo vanto e di alto valore culturale per una città che deve e vuole tornare al suo ruolo antico - conclude Fabio Amato - desidero ringraziare tutti i soci della Finziade, per il grande supporto e la fiducia che hanno riposto nella mia persona in questi anni di duro lavoro, i sommozzatori del Nucleo Subacqueo della Finziade, che in questi mesi si sono spesi a 360 gradi dimostrando un amore smisurato per la propria città e per il patrimonio archeologico, e la Lega Navale Italiana, che mettendo a disposizione gratuitamente la propria imbarcazione “Sea Star” ha permesso che tutto ciò si realizzasse.


Ultimo aggiornamento (Martedì 08 Ottobre 2013 11:53)

 

A 70 anni dallo sbarco alleato a Licata si inaugura una mostra all'interno dei rifugi antiaerei


I cunicoli sotterranei, sfruttati come rifugi dalla popolazione, hanno tuttavia una storia ben più antica poiché, ab origine, essi facevano parte appieno del sistema delle “segrete” del  cosiddetto Castel Nuovo, sito immediatamente sopra le stesse gallerie, e occupante quello che oggi è il piano del quartiere. In questo contesto storico dai mille risvolti è stata allestita a cura del Gruppo Archeologico Finziade, con un accurata  e dettagliata ricerca storiografica portata avanti da Luigi Falletti, una mostra fotografica e didascalica, su pannelli, di quella che fu l’operazione Husky guidata dal generale George S. Patton.

In occasione del settantesimo anniversario dello sbarco alleato sulle coste della Sicilia centro-meridionale e nella fattispecie sulle coste licatesi, l'amministrazione comunale, capeggiata dal sindaco Angelo Balsamo, garantitsce l'apertura al pubblico, per il periodo estivo, dei rifugi antiaerei siti in via Marconi. Il suddetto sito ad oggi risulta visitabile e percorribile, sulla tracce di chi, 70 anni fa, si rifugiava dall’orrore e dalla violenza della tregenda bellica.

L’esposizione è stata suddivisa in tre parti ben identificabili:

Il primo settore mostra le varie tipologie costruttive delle fortificazioni militari delle forze dell’asse, poste a difesa della costa: capisaldi, posto circolare monoarma, Tobruk ecc.

I pannelli illustrano inoltre il “corredo” bellico di cui si componeva ognuna di queste postazioni militari, la cartografia con relativa dislocazione in toto dell’esercito italo-tedesco a difesa della costa licatese, con i relativi comandi.

Tra le opere ricordate ruolo di spicco era rappresentato dal caposaldo a difesa dell’aereo-pista successivamente trasformata dagli americani in aeroporto. L’opera in questione ha avuto un pannello proprio, voluto dal Falletti stesso, con foto inedite e la planimetria dell’esatta ubicazione.

La seconda parte  della mostra racconta delle spiagge protagoniste dello sbarco siciliano, con chiari nomi in codice (Red beach, Green beach ecc.) e i mezzi militari americani partecipanti alle operazioni di terra e di mare.

Dulcis in fundo il terzo e ultimo settore espositivo presenta alcuni protagonisti dello sbarco entrati poi nella letteratura storico-politica e anche nello spettacolo. Tra di essi infatti ricordiamo il ben noto veterano di guerra ma soprattutto fotografo delle star di Hollywood, Phil Stern, Ranger dell’esercito americano, tornato per l’occasione, dopo 70 anni, sui luoghi dello sbarco. Il grande fotografo americano è stato il padrino della mostra, ed è toccato infatti a lui inaugurare e tagliare il simbolico nastro dell’apertura dell’evento, dopo essere stato accolto nel palazzo di famiglia del Barone La Lumia.

Il veterano americano, alla veneranda età di 94 anni entrando in quei cunicoli, luoghi nei suoi ricordi di terrore e miseria, ha avuto un commosso e sentito momento di riflessione. Egli, pacifista convinto, ha dimostrato realmente che l’orrore della tragedia di 70 anni fa non deve mai più essere ripetuto, nel rispetto di tutto il genere umano.


 

 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 06 Settembre 2013 11:17)

 

Il 2° ritrovamento archeologico subacqueo in meno di due mesi ad opera del nucleo Subacqueo del Gruppo Archeologico FInziade


A circa un mese di distanza dal recupero dell’anfora greco-italica nelle acque antistanti il mare di Licata, la collaborazione tra Lega navale licatese e Gruppo archeologico Finziade torna, con efficienza, a dare i propri frutti: è stato infatti  effettuato, in data 6 Agosto 2013, il recupero di un ceppo d’ ancora litica risalente al VI-IV secolo a.C.
Le evidenze archeologiche di epoca greca arcaica ritrovate negli anni '70 dall'associazione archeologica licatese sulla terraferma, proprio di fronte al luogo del ritrovamento del ceppo d'ancora, testimoniano, fin dal periodo più arcaico, una forte “antropizzazione” del settore territoriale in questione, segno tangibile dell’ interesse delle prime genti egee transitate su questa linea di costa. Il ritrovamento del ceppo d’ancora, nel mare prospiciente questi luoghi, non fa altro che rafforzare l’ ipotesi di un agglomerato insediativo collocabile, cronologicamente, nell’ epoca arcaica.
Il recupero come già ricordato, è avvenuto grazie alla collaborazione congiunta tra Lega navale e G.a. Finziade guidato dal direttore Fabio Amato, con l’aiuto preziosissimo del nucleo dei sommozzatori della Guardia di Finanza e con la consulenza scientifica e l'ausilio prestigioso e considerevole dato da alcuni operatori della Soprintendenza del mare guidati dall’ archeologo e soprintendente Sebastiano Tusa.
Al recupero erano presenti anche il Sindaco del Comune di Licata, Angelo Balsamo, l'Assessore al Turismo, Massimo Licata d'Andrea, e il responsabile del servizio archeologico, Arch. Bernardo Agrò.
Il reperto giaceva a 13 metri di profondità e a circa mezzo miglio di distanza dalla costa in corrispondenza di una piattaforma rocciosa marina sviluppata per diversi metri ricoperta da una consistente flora marina.
L’evidenza si è subito presentata in perfetto stato di conservazione, risulta essere realizzata in pietra basaltica non locale, forse proveniente da contesti geologici dell’ oriente mediterraneo.
Le misure sono ridotte, circa un metro di lunghezza per 30/40 kg di peso, presenta una leggera curvatura con incavo nella posizione mediana. La pietra non risulta particolarmente danneggiata dall’ azione del mare.
Il ritrovamento ed il consequenziale recupero scaturito, costituiscono un ulteriore passo nella ricerca archeologica subacquea licatese. Ormai è sempre più chiaro che il mare licatese, l’antico litus phintiensis, è stato un trafficatissimo specchio d’acqua, sia per la sua centralità nel Mare Nostrum, sia per la sua funzione di raccordo con il commercio della Sicilia centro-meridionale. Importanza agevolata dalla conformazione delle coste licatesi le quali, per la maggior parte del loro sviluppo, mostrano una portuosità notevole.
E intanto qualche giorno fa la Soprintendenza di Agrigento e quella del Mare hanno accolto la proposta del Gruppo Archeologico Finziade di allestire presso il Castel Sant'Angelo di Licata un museo che ospiti al suo interno i numerosi reperti subacquei attualmente custoditi nei magazzini del museo archeologico Badia e recuperati negli anni '80 nelle acque del mare licatese.
In attesa che vengano allestite le vetrine, il responsabile del servizio archeologico, Bernardo Agrò, ha assicurato che il reperto sarà esposto temporaneamente al Chiostro Sant'Angelo, già a partire dal 30 Agosto 2013. 

Ultimo aggiornamento (Martedì 08 Ottobre 2013 12:04)

 

Phintiensis litus: prospettive di ricerca archeologica nelle acque antistanti Licata


La scoperta e il consequenziale recupero in data 18 Giugno 2013, effettuata del nucleo subacqueo afferente al Gruppo Archeologico Finziade con la collaborazione della locale sezione della Lega Navale Italiana, dell’ anfora da trasporto greco-italica (MGS IV) ha aperto scenari interessantissimi per la ricerca archeologica e il consequenziale recupero dai fondali marini di reperti, ivi giacenti ormai da millenni.
La città di Licata oggigiorno è il frutto di un divenire storico complesso, il quale però ha basato le sue ricchezze su due fonti sussistenziali; la terra e il mare.
Questa sintesi tra due elementi così importanti per la civiltà umana è riconoscibilissima nel reperto portato in superficie solo pochi giorni fa.
Essendo un’ anfora da trasporto, presumibilmente contenitore vinario, sintetizza perfettamente la ricchezza agricola del territorio e l’importanza correlata del mare come decisiva via di comunicazione. Prima della fondazione della città stessa (282 a.C.), la porzione territoriale prossima alla foce dell’ Imera meridionale era occupata da una serie di latifundia appartenenti a cavalieri akragantinoi. Quest’ ultimi avendo capito la fertilità dei terreni, adatti soprattutto alla coltivazione dei vitigni, sfruttarono i loro possedimenti per la viticoltura. Diodoro Siculo parla nella sua Biblioteca storica del pregiato vino di Akragas, prodotto per buona parte su terreni agricoli dell’ odierna montagna di Licata. Con la fondazione della città la produzione vinicola continuò a prosperare e fu affiancata da una produzione cerealicola ingente soprattutto quando Finziade entra nei possedimenti di Roma. L’ Urbe dota la città di un grande porto posizionato ipoteticamente e plausibilmente a occidente della foce del Salso.
Il contesto cronologico dell’ evidenza archeologica scoperta pochi giorni fa esalta ancora di più tuttavia l’importanza strategico-economica del sito circa cinquant’ anni prima la deductio ufficiale della città ellenistico-romana.
Le coste licatesi secondo la bibliografia e secondo quanto emerge e quanto potrà emergere da future indagini subacquee dovevano essere un punto focale di import-export per il mediterraneo centro-meridionale. La scoperta dell’anfora è sicuramente da mettere in relazione a quelle rotte di cabotaggio che dovevano caratterizzare fine dalle epoche più antiche il percorso transmarino collegante l’Africa del Nord e la Sicilia. Le imbarcazioni che giungevano dalla traversata del canale di Sicilia in questo settore costiero si fermavano presso ipotetici stazioni portuali rintracciabili lungo gli arenili e proseguivano la navigazione sotto costa per evitare situazioni di pericolo presenti costantemente nella navigazione in mare aperto.
Testimonianza di questa metodologia di navigazione, coeva alla cronologia inerente viene direttamente da siti prossimi. Camarina ne è un esempio tangibile. Diversi e molteplice nelle loro varietà tipologica sono i relitti ritrovati nella baia di Camarina, sito sorto su un pianoro nei pressi della foce dell’ Ippari. I relitti qui rintracciati e in alcuni casi recuperati si collocano in un’ampia fascia cronologica che va dal VI secolo a.C. (relitto dell’ Elmo Corinzio) fino al cosiddetto relitto medioevale.
La situazione licatese in epoca storica doveva essere simile, anche a Licata i terreni erano fertili e il vino piuttosto apprezzato tutto questo giustificava l’installazione di piccoli approdi sotto costa per favorire il commercio con l’entroterra.
L‘anfora ritrovata dai volontari sommozzatori del Gruppo archeologico Finziade è quindi direttamente figlia di queste transazioni commerciali marine. Il suo stato di ritrovamento risulta piuttosto eccezionale poiché il reperto e pressochè integro mancante di alcune parti frammentatesi nell’ ordine di 4 in corrispondenza della “pancia” del reperto. I volontari che hanno contribuito alla ricerca; il Dottor Fabio Amato presidente del G.A. Finziade, Michele Ruggeri, Agostino Cantavenera e Giuseppe Accursio hanno individuato la posizione tramite metodologia GPS e poi avviato le attività di recupero. Questa scoperta può aprire degli scenari importantissimi per la ricerca subacquea a Licata. Storicamente la città ha vissuto periodi di floridezza grandi e le sue acque sono state teatro di una sanguinosissima battagli nell’ ambito della prima guerra punica.
Le mappature subacquee a Licata hanno avuto un grande precursore, Nino Lamboglia, il quale negli anni ’60 studio e scandagliò buon parte delle acque licatesi. Durante quel periodo diversi furono i ritrovamenti fino a poco tempo fa e prima della chiusura per ristrutturazione del museo della Badia collocati in una piccola saletta dedicata a reperti “marini”.
Già da quelle ricerche consequenziali alle già citate e ricche fonti storiche si capì che i fondali dell’ antica Finziade sono ricchi di tracce e segni del passato che meritano di essere studiati e “donati” alla comunità.
I volontari del Gruppo archeologico con la preziosa collaborazione della Lega Navale hanno regalato alla città un piccolo “presente” di quello che fu il loro grande passato e ora per un migliore riuscita delle ricerche ci vorranno mezzi e sacrifici nuovi. Notabile e rilevante è stato l’aiuto fornito dalla Guardia di Finanza la quale ha concesso dei locali per custodire temporaneamente il reperto.
Decisiva infine la collaborazione e ovviamente l’autorizzazione della Soprintendenza del mare nella persona specifica del grande esperto e soprintendente Sebastiano Tusa a cui va un grande plauso.
In questa fase l’aiuto di enti e/o investitori privati potrà essere decisivo, poiché alcune attrezzature, come la sorbona per aspirare la sabbia, sono necessarie per ricerche più dettagliate data soprattutto la natura del fondale licatese.
Con nuovi stimoli e nuove risorse la ricerca potrà nei prossimi anni restituire alla città e alla sua comunità un complesso di beni culturali costituenti un patrimonio collettivo con il consequenziale accesso pubblico al patrimonio magari con l’istituzione ufficiale di un museo del mare. L’ offerta culturale a Licata potrà solo migliorare così da permettere a semplici turisti o studiosi di approcciarsi in maniera più ampia al settore storico artistico e archeologico della città.


Ultimo aggiornamento (Martedì 15 Ottobre 2013 18:59)

 

DONA IL 5x1000 AL GRUPPO ARCHEOLOGICO FINZIADE



Ultimo aggiornamento (Domenica 21 Aprile 2013 10:33)