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Finziade

Phintiensis litus: prospettive di ricerca archeologica nelle acque antistanti Licata


La scoperta e il consequenziale recupero in data 18 Giugno 2013, effettuata del nucleo subacqueo afferente al Gruppo Archeologico Finziade con la collaborazione della locale sezione della Lega Navale Italiana, dell’ anfora da trasporto greco-italica (MGS IV) ha aperto scenari interessantissimi per la ricerca archeologica e il consequenziale recupero dai fondali marini di reperti, ivi giacenti ormai da millenni.
La città di Licata oggigiorno è il frutto di un divenire storico complesso, il quale però ha basato le sue ricchezze su due fonti sussistenziali; la terra e il mare.
Questa sintesi tra due elementi così importanti per la civiltà umana è riconoscibilissima nel reperto portato in superficie solo pochi giorni fa.
Essendo un’ anfora da trasporto, presumibilmente contenitore vinario, sintetizza perfettamente la ricchezza agricola del territorio e l’importanza correlata del mare come decisiva via di comunicazione. Prima della fondazione della città stessa (282 a.C.), la porzione territoriale prossima alla foce dell’ Imera meridionale era occupata da una serie di latifundia appartenenti a cavalieri akragantinoi. Quest’ ultimi avendo capito la fertilità dei terreni, adatti soprattutto alla coltivazione dei vitigni, sfruttarono i loro possedimenti per la viticoltura. Diodoro Siculo parla nella sua Biblioteca storica del pregiato vino di Akragas, prodotto per buona parte su terreni agricoli dell’ odierna montagna di Licata. Con la fondazione della città la produzione vinicola continuò a prosperare e fu affiancata da una produzione cerealicola ingente soprattutto quando Finziade entra nei possedimenti di Roma. L’ Urbe dota la città di un grande porto posizionato ipoteticamente e plausibilmente a occidente della foce del Salso.
Il contesto cronologico dell’ evidenza archeologica scoperta pochi giorni fa esalta ancora di più tuttavia l’importanza strategico-economica del sito circa cinquant’ anni prima la deductio ufficiale della città ellenistico-romana.
Le coste licatesi secondo la bibliografia e secondo quanto emerge e quanto potrà emergere da future indagini subacquee dovevano essere un punto focale di import-export per il mediterraneo centro-meridionale. La scoperta dell’anfora è sicuramente da mettere in relazione a quelle rotte di cabotaggio che dovevano caratterizzare fine dalle epoche più antiche il percorso transmarino collegante l’Africa del Nord e la Sicilia. Le imbarcazioni che giungevano dalla traversata del canale di Sicilia in questo settore costiero si fermavano presso ipotetici stazioni portuali rintracciabili lungo gli arenili e proseguivano la navigazione sotto costa per evitare situazioni di pericolo presenti costantemente nella navigazione in mare aperto.
Testimonianza di questa metodologia di navigazione, coeva alla cronologia inerente viene direttamente da siti prossimi. Camarina ne è un esempio tangibile. Diversi e molteplice nelle loro varietà tipologica sono i relitti ritrovati nella baia di Camarina, sito sorto su un pianoro nei pressi della foce dell’ Ippari. I relitti qui rintracciati e in alcuni casi recuperati si collocano in un’ampia fascia cronologica che va dal VI secolo a.C. (relitto dell’ Elmo Corinzio) fino al cosiddetto relitto medioevale.
La situazione licatese in epoca storica doveva essere simile, anche a Licata i terreni erano fertili e il vino piuttosto apprezzato tutto questo giustificava l’installazione di piccoli approdi sotto costa per favorire il commercio con l’entroterra.
L‘anfora ritrovata dai volontari sommozzatori del Gruppo archeologico Finziade è quindi direttamente figlia di queste transazioni commerciali marine. Il suo stato di ritrovamento risulta piuttosto eccezionale poiché il reperto e pressochè integro mancante di alcune parti frammentatesi nell’ ordine di 4 in corrispondenza della “pancia” del reperto. I volontari che hanno contribuito alla ricerca; il Dottor Fabio Amato presidente del G.A. Finziade, Michele Ruggeri, Agostino Cantavenera e Giuseppe Accursio hanno individuato la posizione tramite metodologia GPS e poi avviato le attività di recupero. Questa scoperta può aprire degli scenari importantissimi per la ricerca subacquea a Licata. Storicamente la città ha vissuto periodi di floridezza grandi e le sue acque sono state teatro di una sanguinosissima battagli nell’ ambito della prima guerra punica.
Le mappature subacquee a Licata hanno avuto un grande precursore, Nino Lamboglia, il quale negli anni ’60 studio e scandagliò buon parte delle acque licatesi. Durante quel periodo diversi furono i ritrovamenti fino a poco tempo fa e prima della chiusura per ristrutturazione del museo della Badia collocati in una piccola saletta dedicata a reperti “marini”.
Già da quelle ricerche consequenziali alle già citate e ricche fonti storiche si capì che i fondali dell’ antica Finziade sono ricchi di tracce e segni del passato che meritano di essere studiati e “donati” alla comunità.
I volontari del Gruppo archeologico con la preziosa collaborazione della Lega Navale hanno regalato alla città un piccolo “presente” di quello che fu il loro grande passato e ora per un migliore riuscita delle ricerche ci vorranno mezzi e sacrifici nuovi. Notabile e rilevante è stato l’aiuto fornito dalla Guardia di Finanza la quale ha concesso dei locali per custodire temporaneamente il reperto.
Decisiva infine la collaborazione e ovviamente l’autorizzazione della Soprintendenza del mare nella persona specifica del grande esperto e soprintendente Sebastiano Tusa a cui va un grande plauso.
In questa fase l’aiuto di enti e/o investitori privati potrà essere decisivo, poiché alcune attrezzature, come la sorbona per aspirare la sabbia, sono necessarie per ricerche più dettagliate data soprattutto la natura del fondale licatese.
Con nuovi stimoli e nuove risorse la ricerca potrà nei prossimi anni restituire alla città e alla sua comunità un complesso di beni culturali costituenti un patrimonio collettivo con il consequenziale accesso pubblico al patrimonio magari con l’istituzione ufficiale di un museo del mare. L’ offerta culturale a Licata potrà solo migliorare così da permettere a semplici turisti o studiosi di approcciarsi in maniera più ampia al settore storico artistico e archeologico della città.


Ultimo aggiornamento (Martedì 15 Ottobre 2013 18:59)

 

DONA IL 5x1000 AL GRUPPO ARCHEOLOGICO FINZIADE



Ultimo aggiornamento (Domenica 21 Aprile 2013 10:33)

 

PERCORSO TURISTICO " Sulle tracce di Entimo ed Antifemo: le polis di Gela, Akragas e Finziade"

 

I COLONI GRECI DELLA SICILIA CENTRO-MERIDIONALE  


1° giorno           pomeriggioarrivo a LICATA: cena e pernottamento in hotel **** stelle;

                          presentazione dei gruppi archeologici  e tesseramento per i simpatizzanti;

 2° giorno           mattinaescursione a LICATA (antica Finziade): area archeologica, castel Sant'Angelo, 

                          chiesa rupestre di San Calogero, tempio ipogeico dello Stagnone Pontillo, centro storico; 

                          pranzo in ristorante;

                          pomeriggiotrasferimento a GELA: museo, parco archeologico e mura timoleontee;  

                          trasferimento a Licata: cena e pernottamento in hotel **** stelle;

  3° giorno          mattina: trasferimento ad AGRIGENTO (antica Akragas): Valle dei Templi e Necropoli

                          Paleocristiana;                         

                          pranzo in ristorante;        

                          pomeriggiomuseo archeologico, ekklesiasterion e oratorio di Falaride;

                          trasferimento a Licata: cena e pernottamento in hotel **** stelle;

  4° giorno          colazione in hotel e partenza  per aeroporto Catania  


 Un tour turistico-archeologico incentrato sulla conoscenza di tre principali poleis fondate oltre duemila anni fa dagli antichi coloni greci.

 Lo realizziamo seguendo un  filo conduttore che unisce la visita alle antiche rovine ai  reperti rinvenuti durante gli scavi e custoditi presso i locali musei.  

Un mix di storia, mitologia, paesaggio, territorio che mette in luce l’eredità del patrimonio culturale appartenente a questa parte di Sicilia “centro-meridionale” e arrivata fino a noi per mezzo delle élite culturali dell’Europa settecentesca.  

Le fonti storiche ci raccontano che, nel 688 a.C.,  popolazioni giunte dalle isole di Rodi e di Creta, guidate da due gloriosi condottieri di nome Entimo ed Antifemo, fondarono sulla riva di un fiume la città di Gela.

 I primi a cedere alle sue mire espansionistiche furono le popolazioni indigene che vivevano raccolte in piccoli centri e che in poco tempo assorbirono della cultura greca, usi, costumi e  religione.    

Questa politica conquistatrice permise a Gela di arrivare fino al territorio dell’attuale Agrigento dove, nel 580 a.C., gli stessi gelesi fondano una nuova sub-colonia che prese il nome di Akragas.  

Questa città, subito dopo la nascita, si sviluppò notevolmente e sotto la guida del feroce tiranno “Falaride”, riuscì a prevalere sulla madrepatria Gela.  

Si fortificarono i punti strategici a controllo di importanti via di comunicazione, furono bonificate molte aree e proprio Falaride viene ricordato come l’ideatore della crudele macchina di tortura, il famoso toro di bronzo, utilizzata per far bruciare vivi i condannati a morte.  

 

 

 

 

 

 

  

Nel frattempo i Cartaginesi miravano alla conquista della Sicilia e nel 480 a.C., al tempo in cui era tiranno di Akragas, Terone, quest’ultimo si alleò con la potente famiglia dei Dinomenidi, che regnava a Gela con Gelone e a  Siracusa con Ierone: le tre città riuscirono con un armata invincibile a sconfiggere i cartaginesi presso la città di Himera.  

Grazie ai proventi derivati dai bottini di guerra e ai traffici commerciali, Gela ed Akragas  furono abbellite di templi ed edifici pubblici, alcuni di essi ancora oggi visibili; altri vennero distrutti e mai ricostruiti durante l’assedio cartaginese avvenuto nel 406 a.C., ad Akragas, e nel 405 a.C., a Gela.  

Entrambe le battaglie videro prevalere i cartaginesi sui greci  che da questo momento si accaparrarono il controllo sulle città siciliane fino al 344 a.C., anno in cui Timoleonte venne inviato da Corinto in Sicilia per restaurare il controllo greco sull'isola.

Nel 310 a.C. fu il territorio di Licata a divenire teatro di battaglia: alla foce del fiume Himera meridionale (odierno Salso) l’esercito siracusano fu nuovamente sconfitto dai cartaginesi.  

Nel 282 a.C. Finzia, tiranno di Akragas, servendosi dei mercenari Mamertini, distrusse la città di Gela e deportò la popolazione superstite in una nuova città edificata sulla Montagna di Licata, che dal tiranno prese il nome. Si chiamò Finziade ed oggi è considerata dagli archeologi l’ultima fondazione greca di Sicilia.  

 

Come narra Diodoro Siculo, la città era munita di una cinta muraria, di una vasta agorà e di templi dedicati alle divinità.

 La crescente potenza cartaginese in Sicilia allarmò i romani che nel 264 a.C.  inviarono truppe nell’isola. Nel 256 a.c.  presso il mare di Finziade si combatté una delle batteglie navali della la I° guerra punica che si concluse con la sconfitta cartaginese: Finziade, che in quest’occasione aveva fornito il proprio supporto ai romani, permettendo l’installazione delle catapulte all’interno della città, ne trasse grossi benefici.  

 

 Il fiume Himera meridionale ridiventò teatro di guerra durante la II° guerra punica: nel  210 a.C. il Console Marcello sconfisse i cartaginesi.  

Alcuni soldati congedati da Marcello potrebbero essere stati proprio gli abitanti di Finziade: nello scavo di una domus di Finziade sono state rinvenute centinaia di monete d’argento e monili in oro provenienti con molta probabilità dal saccheggio di Siracusa avvenuto qualche anno prima e che potrebbe rappresenta lo stipendium di un soldato romano. 

 

  

 

 

 

 

 

 


Per info rivolgersi allo 0922771583 - BIRBA VIAGGI  a Licata, Corso Serrovira, 68 

 

Ultimo aggiornamento (Giovedì 31 Gennaio 2013 09:44)

 

15-18 novembre 2012, XV Borsa mediterranea del turismo archeologico: il G.A. Finziade esporta Licata

 


 Si svolgerà a Paestum (SA), dal 15 al 18 Novembre la XV edizione della Borsa mediterranea del turismo archeologico, la quale  negli anni è riuscita a riscuotere sempre grandi apprezzamenti dalla critica.    

 La Borsa si propone di: promuovere siti e destinazioni archeologiche creando integrazione tra diverse culture; favorire la commercializzazione di prodotti turistici specifici; contribuire alla destagionalizzazione; incrementare le ricadute culturali e le opportunità occupazionali ed economiche. La tre giorni salernitana prevederà visione di film dedicati all’archeologia, visite guidate, conferenze varie, saloni espositivi, laboratori di archeologia sperimentale e tra e altre attività anche workshops con buyers esteri. La  partecipazione  a quest’evento sarà piuttosto variegata: enti nazionali per il turismo, regioni, province, comuni, camere di commercio, aziende di promozione turistica e sistemi turistici locali, Soprintendenze, parchi Archeologici, associazioni di categoria, consorzi turistici, società di servizi ed editoria.     

 L’occasione si presenta quindi importante per il Gruppo archeologico Finziade e per la “città del mare”.

  Durante le giornate  del convegno sarà possibile fare conoscere, grazie alla presenza di una delegazione licatese del suddetto Gruppo Archeologico, il prodotto Licata su scala nazionale. Il Direttore del Gruppo Finziade, Fabio Amato, relazionerà inoltre sul progetto di ricerca archeologica svolto a Licata  per conto del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Siena e che afferisce allo studio degli impianti di vinificazione di epoca greco-romana presenti sulla Montagna di Licata.    

 Quest’ importante evento segue  di ben poco la riunione dei gruppi archeologici siciliani svoltasi in data  30 Ottobre 2012 nel Parco archeologico della Valle dei Templi ad Agrigento.

  Il fitto calendario di incontri convegni ed eventi che ha coinvolto e che coinvolgerà il G.a. Finziade non è altro che lo specchio fedele  della dedizione dimostrata da chi, tra mille difficoltà, sta cercando di riportare sulla  scena nazionale la propria città. Una città dalle mille risorse che purtroppo oggi  espone solo  una piccola parte del suo immenso potenziale.

  Solo  una effettiva collaborazione della comunità cittadina con i soci del gruppo archeologicopotrà giovare a Licata stessa e ai suoi figli, per un futuro migliore intriso dalla cultura che da millenni contraddistingue la valle del Salso.    


 

Ultimo aggiornamento (Lunedì 12 Novembre 2012 19:36)

 

Scarica l'articolo del direttore Fabio Amato pubblicato dall'Università di Siena


 Nell’ambito del “Progetto Vinum”, portato avanti dal dipartimento di Archeologia dell’Università degli studi Siena, in via del tutto sperimentale, ricercatori provenienti da diversi parti del mondo si sono recentemente confrontati sui dati ricavati dallo studio e dall’approfondire gli aspetti legati all’origine e all’evoluzione della viticoltura e al processo di produzione del vino nell’antichità.

Tra questi vi è anche l’archeologo licatese Fabio Amato, direttore del Gruppo Archeologico Finziade, che su autorizzazione della Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Agrigento, ha scelto nel 2007 come campo d’indagine proprio la Montagna di Licata, un settore che qualche mese dopo fu definito dallo stesso Amato in un articolo apparso in un noto quotidiano regionale dell’8 febbraio 2008, particolarmente interessante per la presenza di un numero considerevole di palmenti, vasche scavate nella roccia e destinate, in un periodo compreso tra il IV e il I secolo a.C., alla pigiatura dell’uva e quindi alla produzione del vino.

Un’ipotesi avvalorata dal riscontro letterario delle fonti antiche che definiscono genericamente la chora akragantina dell’età classica come un importante centro di produzione agricola e soprattutto vitivinicola.

A distanza di 4 anni i risultati definitivi del progetto Vinum sono stati pubblicati sui Quaderni del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università di Siena, un volume di oltre 800 pagine, edito dalla casa editrice “All’Insegna del Giglio”, che raccoglie anche i dati del progetto licatese, definito nella prefazione dagli autori (Andrea Zifferero, Andrea Ciacci e Paola Rendini) “un lavoro originale che ha portato alla definizione di un quadro coerente e del tutto inedito, riguardante la zona compresa tra Gela ed Agrigento, attraverso l’integrazione di notizie di carattere antiquario, storico e archeologico, con i risultati di un ampio e puntuale survey comprensoriale. Le dimensioni del quadro archeologico desunto sembrano indicare una produzione vinicola rilevante, tale da influenzare in modo sensibile gli assetti sociali, la cultura materiale e l’economia della zona”.

L’importanza di questo progetto sta nell’interesse attribuito all’analisi dei palmenti che fino ad oggi mai avevano ricevuto tanta attenzione da parte degli archeologi e che assegnano al nostro territorio un primato antichissimo nella produzione vitivinicola. I ritrovamenti archeologici della Montagna di Licata testimoniano la configurazione, durante il IV secolo a.C., di un paesaggio caratterizzato da insediamenti rurali sparsi, a carattere agricolo, probabilmente in un momento in cui il comparto si trovava sotto l’influenza cartaginese.

Considerando l’importanza che il comprensorio rivestiva dal punto di vista agricolo e soprattutto vitivinicolo, Amato avanza l’ipotesi che, almeno nel IV secolo a.C., il licatese facesse parte di quella chora agrigentina vantata dagli autori antichi per l’eccellente qualità dei suoi vigneti.

 

Nei prossimi giorni una copia del volume intitolato “Archeologia della Vite e del Vino” sarà donato dal dott. Fabio Amato alla Biblioteca Comunale di Licata.

 
  
 
Fabio Amato, Prospettive di ricerca sulla produzione vitivinicola
antica a Licata (Agrigento), in "Archeologia della vite e del vino in
Toscana e nel Lazio. Dalle tecniche dell'indagine archeologica alle
prospettive della biologia molecolare", a cura di Andrea Ciacci, Paola
Rendini, Andrea Zifferero, Quaderni del Dipartimento di Archeologia e
Storia delle Arti Sezione Archeologia – Università di Siena,
All'Insegna del Giglio, Firenze 2012
 
 
 
 

Ultimo aggiornamento (Giovedì 08 Novembre 2012 18:26)