Chi è online
 10 visitatori online
Seguici su Facebook
Facebook RSS Feed 
Finziade Songs
Intro Finziade


Get the Flash Player to see this player.

Visitatori
253695
TodayToday69
YesterdayYesterday183
This WeekThis Week830
This MonthThis Month2951
All DaysAll Days253695
Home

Ultime notizie

I più letti

Finziade

PERCORSO TURISTICO " Sulle tracce di Entimo ed Antifemo: le polis di Gela, Akragas e Finziade"

 

I COLONI GRECI DELLA SICILIA CENTRO-MERIDIONALE  


1° giorno           pomeriggioarrivo a LICATA: cena e pernottamento in hotel **** stelle;

                          presentazione dei gruppi archeologici  e tesseramento per i simpatizzanti;

 2° giorno           mattinaescursione a LICATA (antica Finziade): area archeologica, castel Sant'Angelo, 

                          chiesa rupestre di San Calogero, tempio ipogeico dello Stagnone Pontillo, centro storico; 

                          pranzo in ristorante;

                          pomeriggiotrasferimento a GELA: museo, parco archeologico e mura timoleontee;  

                          trasferimento a Licata: cena e pernottamento in hotel **** stelle;

  3° giorno          mattina: trasferimento ad AGRIGENTO (antica Akragas): Valle dei Templi e Necropoli

                          Paleocristiana;                         

                          pranzo in ristorante;        

                          pomeriggiomuseo archeologico, ekklesiasterion e oratorio di Falaride;

                          trasferimento a Licata: cena e pernottamento in hotel **** stelle;

  4° giorno          colazione in hotel e partenza  per aeroporto Catania  


 Un tour turistico-archeologico incentrato sulla conoscenza di tre principali poleis fondate oltre duemila anni fa dagli antichi coloni greci.

 Lo realizziamo seguendo un  filo conduttore che unisce la visita alle antiche rovine ai  reperti rinvenuti durante gli scavi e custoditi presso i locali musei.  

Un mix di storia, mitologia, paesaggio, territorio che mette in luce l’eredità del patrimonio culturale appartenente a questa parte di Sicilia “centro-meridionale” e arrivata fino a noi per mezzo delle élite culturali dell’Europa settecentesca.  

Le fonti storiche ci raccontano che, nel 688 a.C.,  popolazioni giunte dalle isole di Rodi e di Creta, guidate da due gloriosi condottieri di nome Entimo ed Antifemo, fondarono sulla riva di un fiume la città di Gela.

 I primi a cedere alle sue mire espansionistiche furono le popolazioni indigene che vivevano raccolte in piccoli centri e che in poco tempo assorbirono della cultura greca, usi, costumi e  religione.    

Questa politica conquistatrice permise a Gela di arrivare fino al territorio dell’attuale Agrigento dove, nel 580 a.C., gli stessi gelesi fondano una nuova sub-colonia che prese il nome di Akragas.  

Questa città, subito dopo la nascita, si sviluppò notevolmente e sotto la guida del feroce tiranno “Falaride”, riuscì a prevalere sulla madrepatria Gela.  

Si fortificarono i punti strategici a controllo di importanti via di comunicazione, furono bonificate molte aree e proprio Falaride viene ricordato come l’ideatore della crudele macchina di tortura, il famoso toro di bronzo, utilizzata per far bruciare vivi i condannati a morte.  

 

 

 

 

 

 

  

Nel frattempo i Cartaginesi miravano alla conquista della Sicilia e nel 480 a.C., al tempo in cui era tiranno di Akragas, Terone, quest’ultimo si alleò con la potente famiglia dei Dinomenidi, che regnava a Gela con Gelone e a  Siracusa con Ierone: le tre città riuscirono con un armata invincibile a sconfiggere i cartaginesi presso la città di Himera.  

Grazie ai proventi derivati dai bottini di guerra e ai traffici commerciali, Gela ed Akragas  furono abbellite di templi ed edifici pubblici, alcuni di essi ancora oggi visibili; altri vennero distrutti e mai ricostruiti durante l’assedio cartaginese avvenuto nel 406 a.C., ad Akragas, e nel 405 a.C., a Gela.  

Entrambe le battaglie videro prevalere i cartaginesi sui greci  che da questo momento si accaparrarono il controllo sulle città siciliane fino al 344 a.C., anno in cui Timoleonte venne inviato da Corinto in Sicilia per restaurare il controllo greco sull'isola.

Nel 310 a.C. fu il territorio di Licata a divenire teatro di battaglia: alla foce del fiume Himera meridionale (odierno Salso) l’esercito siracusano fu nuovamente sconfitto dai cartaginesi.  

Nel 282 a.C. Finzia, tiranno di Akragas, servendosi dei mercenari Mamertini, distrusse la città di Gela e deportò la popolazione superstite in una nuova città edificata sulla Montagna di Licata, che dal tiranno prese il nome. Si chiamò Finziade ed oggi è considerata dagli archeologi l’ultima fondazione greca di Sicilia.  

 

Come narra Diodoro Siculo, la città era munita di una cinta muraria, di una vasta agorà e di templi dedicati alle divinità.

 La crescente potenza cartaginese in Sicilia allarmò i romani che nel 264 a.C.  inviarono truppe nell’isola. Nel 256 a.c.  presso il mare di Finziade si combatté una delle batteglie navali della la I° guerra punica che si concluse con la sconfitta cartaginese: Finziade, che in quest’occasione aveva fornito il proprio supporto ai romani, permettendo l’installazione delle catapulte all’interno della città, ne trasse grossi benefici.  

 

 Il fiume Himera meridionale ridiventò teatro di guerra durante la II° guerra punica: nel  210 a.C. il Console Marcello sconfisse i cartaginesi.  

Alcuni soldati congedati da Marcello potrebbero essere stati proprio gli abitanti di Finziade: nello scavo di una domus di Finziade sono state rinvenute centinaia di monete d’argento e monili in oro provenienti con molta probabilità dal saccheggio di Siracusa avvenuto qualche anno prima e che potrebbe rappresenta lo stipendium di un soldato romano. 

 

  

 

 

 

 

 

 


Per info rivolgersi allo 0922771583 - BIRBA VIAGGI  a Licata, Corso Serrovira, 68 

 

Ultimo aggiornamento (Giovedì 31 Gennaio 2013 09:44)

 

15-18 novembre 2012, XV Borsa mediterranea del turismo archeologico: il G.A. Finziade esporta Licata

 


 Si svolgerà a Paestum (SA), dal 15 al 18 Novembre la XV edizione della Borsa mediterranea del turismo archeologico, la quale  negli anni è riuscita a riscuotere sempre grandi apprezzamenti dalla critica.    

 La Borsa si propone di: promuovere siti e destinazioni archeologiche creando integrazione tra diverse culture; favorire la commercializzazione di prodotti turistici specifici; contribuire alla destagionalizzazione; incrementare le ricadute culturali e le opportunità occupazionali ed economiche. La tre giorni salernitana prevederà visione di film dedicati all’archeologia, visite guidate, conferenze varie, saloni espositivi, laboratori di archeologia sperimentale e tra e altre attività anche workshops con buyers esteri. La  partecipazione  a quest’evento sarà piuttosto variegata: enti nazionali per il turismo, regioni, province, comuni, camere di commercio, aziende di promozione turistica e sistemi turistici locali, Soprintendenze, parchi Archeologici, associazioni di categoria, consorzi turistici, società di servizi ed editoria.     

 L’occasione si presenta quindi importante per il Gruppo archeologico Finziade e per la “città del mare”.

  Durante le giornate  del convegno sarà possibile fare conoscere, grazie alla presenza di una delegazione licatese del suddetto Gruppo Archeologico, il prodotto Licata su scala nazionale. Il Direttore del Gruppo Finziade, Fabio Amato, relazionerà inoltre sul progetto di ricerca archeologica svolto a Licata  per conto del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Siena e che afferisce allo studio degli impianti di vinificazione di epoca greco-romana presenti sulla Montagna di Licata.    

 Quest’ importante evento segue  di ben poco la riunione dei gruppi archeologici siciliani svoltasi in data  30 Ottobre 2012 nel Parco archeologico della Valle dei Templi ad Agrigento.

  Il fitto calendario di incontri convegni ed eventi che ha coinvolto e che coinvolgerà il G.a. Finziade non è altro che lo specchio fedele  della dedizione dimostrata da chi, tra mille difficoltà, sta cercando di riportare sulla  scena nazionale la propria città. Una città dalle mille risorse che purtroppo oggi  espone solo  una piccola parte del suo immenso potenziale.

  Solo  una effettiva collaborazione della comunità cittadina con i soci del gruppo archeologicopotrà giovare a Licata stessa e ai suoi figli, per un futuro migliore intriso dalla cultura che da millenni contraddistingue la valle del Salso.    


 

Ultimo aggiornamento (Lunedì 12 Novembre 2012 19:36)

 

Scarica l'articolo del direttore Fabio Amato pubblicato dall'Università di Siena


 Nell’ambito del “Progetto Vinum”, portato avanti dal dipartimento di Archeologia dell’Università degli studi Siena, in via del tutto sperimentale, ricercatori provenienti da diversi parti del mondo si sono recentemente confrontati sui dati ricavati dallo studio e dall’approfondire gli aspetti legati all’origine e all’evoluzione della viticoltura e al processo di produzione del vino nell’antichità.

Tra questi vi è anche l’archeologo licatese Fabio Amato, direttore del Gruppo Archeologico Finziade, che su autorizzazione della Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Agrigento, ha scelto nel 2007 come campo d’indagine proprio la Montagna di Licata, un settore che qualche mese dopo fu definito dallo stesso Amato in un articolo apparso in un noto quotidiano regionale dell’8 febbraio 2008, particolarmente interessante per la presenza di un numero considerevole di palmenti, vasche scavate nella roccia e destinate, in un periodo compreso tra il IV e il I secolo a.C., alla pigiatura dell’uva e quindi alla produzione del vino.

Un’ipotesi avvalorata dal riscontro letterario delle fonti antiche che definiscono genericamente la chora akragantina dell’età classica come un importante centro di produzione agricola e soprattutto vitivinicola.

A distanza di 4 anni i risultati definitivi del progetto Vinum sono stati pubblicati sui Quaderni del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università di Siena, un volume di oltre 800 pagine, edito dalla casa editrice “All’Insegna del Giglio”, che raccoglie anche i dati del progetto licatese, definito nella prefazione dagli autori (Andrea Zifferero, Andrea Ciacci e Paola Rendini) “un lavoro originale che ha portato alla definizione di un quadro coerente e del tutto inedito, riguardante la zona compresa tra Gela ed Agrigento, attraverso l’integrazione di notizie di carattere antiquario, storico e archeologico, con i risultati di un ampio e puntuale survey comprensoriale. Le dimensioni del quadro archeologico desunto sembrano indicare una produzione vinicola rilevante, tale da influenzare in modo sensibile gli assetti sociali, la cultura materiale e l’economia della zona”.

L’importanza di questo progetto sta nell’interesse attribuito all’analisi dei palmenti che fino ad oggi mai avevano ricevuto tanta attenzione da parte degli archeologi e che assegnano al nostro territorio un primato antichissimo nella produzione vitivinicola. I ritrovamenti archeologici della Montagna di Licata testimoniano la configurazione, durante il IV secolo a.C., di un paesaggio caratterizzato da insediamenti rurali sparsi, a carattere agricolo, probabilmente in un momento in cui il comparto si trovava sotto l’influenza cartaginese.

Considerando l’importanza che il comprensorio rivestiva dal punto di vista agricolo e soprattutto vitivinicolo, Amato avanza l’ipotesi che, almeno nel IV secolo a.C., il licatese facesse parte di quella chora agrigentina vantata dagli autori antichi per l’eccellente qualità dei suoi vigneti.

 

Nei prossimi giorni una copia del volume intitolato “Archeologia della Vite e del Vino” sarà donato dal dott. Fabio Amato alla Biblioteca Comunale di Licata.

 
  
 
Fabio Amato, Prospettive di ricerca sulla produzione vitivinicola
antica a Licata (Agrigento), in "Archeologia della vite e del vino in
Toscana e nel Lazio. Dalle tecniche dell'indagine archeologica alle
prospettive della biologia molecolare", a cura di Andrea Ciacci, Paola
Rendini, Andrea Zifferero, Quaderni del Dipartimento di Archeologia e
Storia delle Arti Sezione Archeologia – Università di Siena,
All'Insegna del Giglio, Firenze 2012
 
 
 
 

Ultimo aggiornamento (Giovedì 08 Novembre 2012 18:26)

 

Pubblicato un articolo del direttore "Fabio Amato" sulla viticoltura antica nel territorio di Licata


Scansano (GR) , Museo Archeologico e della Vite e del Vino - Sabato 14 luglio, ore 18,30

Archeologia della Vite  e del Vino in Toscana e nel Lazio

Presentazione del volume a cura di Andrea Ciacci, Paola Rendini, Andrea Zifferero

Il Convegno Internazionale Archeologia della Vite e del Vino in Etruria, svoltosi a Scansano nel 2005, secondo le intenzioni degli organizzatori raccolse attorno a un tavolo di discussione gli studiosi e gli interessati al tema della viticoltura e della produzione del vino.

L’ambizioso progetto del Convegno era quello di approfondire alcuni aspetti della ricerca contemporanea, che abbracciavano il bacino Mediterraneo, il Vicino Oriente e il continente asiatico. Fu anche l’occasione per affrontare questo tema da punti di vista diversi e multidisciplinari: archeologia, botanica e biologia molecolare concorrevano per la prima volta a far emergere le possibili relazioni tra il paesaggio della vite silvestre e i siti archeologici, partendo dal presupposto che le piante potessero conservare, nel proprio patrimonio genetico, le tracce delle forme di coltivazione approntate dalle comunità antiche per la produzione del vino.

Gli atti del Convegno scansanese furono pubblicati per i tipi della Ci.Vin in una prima edizione (la cosiddetta editio minor), che offriva in tempi rapidi e in forma divulgativa i risultati di quelle giornate di intenso confronto. A distanza di 7 anni per merito soprattutto di Andrea Ciacci e Andrea Zifferero, sostenuti dall’impegno della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, del Comune di Scansano e dell’Associazione Nazionale Città del Vino, quella nuova visione dinamica della viticoltura, che apriva nuovi scenari storici e archeologici sull’origine di alcuni vitigni italiani e offriva inedite opportunità e prospettive di studio alla biologia molecolare, ha trovato la giusta dimensione nella pubblicazione dell’attuale volume, che a buon diritto si può definire editio maior.

Infatti il volume, pubblicato per i tipi delle Edizioni All’Insegna del Giglio, non contiene soltanto i contributi originali, aggiornati o rivisti, ma ne presenta di nuovi, frutto dell’impegno di giovani laureati e dottori di ricerca dell’ateneo senese.

Inoltre nel volume compare il risultato di un importante progetto portato a termine da Fabio Amato, direttore del Gruppo Archeologico Finziade, che riguarda il territorio di Licata e più in generale la Montagna di Licata, un contesto che già nel IV secolo a.C. produceva vino per l’esportazione verso l'Africa del Nord. Un progetto di ricerca che fornisce uno spunto per la valorizzazione enologica del territorio licatese testimone di un passato vitivinicolo florido.

Il volume sarà presentato da Michel Gras, già Direttore della Scuola Francese di Roma e ora direttore di ricerca emerito del CNRS, autore di fondamentali ricerche sul commercio del vino in età arcaica nel Museo Archeologico e della Vite e del Vino, dove è in corso la mostra La valle del vino etrusco, coerente con il tema del Convegno di cui costituisce un immediato frutto. Interverranno inoltre i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale di Scansano, i curatori del volume, il presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, il direttore del Museo Archeologico e della Vite e del Vino.


 

Ultimo aggiornamento (Lunedì 16 Luglio 2012 11:32)

 

Resoconto della campagna estiva di visite guidate organizzate dal G.A. Finziade e Proloco


“Per quest’anno non cambiare….” Recitava così una famosa canzone degli anni ’60 e cantata da Vianello emblema del boom economico che contraddistingueva in quel dato momento storico l’Italia intera.

Quasi mezzo secolo dopo gli orizzonti sono estremamente mutati, la crisi del settore turistico è sempre più forte, questo decremento delle attività turistiche contraddistingue ormai anche  le estati licatesi da diversi anni: in città domina il caos; sempre meno turisti ma in compenso macchine raddoppiate, assenza di ZTL ma soprattutto sporcizie varie per le più importanti arterie cittadine connesse al fenomeno increscioso del randagismo che porta moltissimi cani, abbandonati dai loro padroni, a muoversi in branco per le vie. La condizione delle strade del centro storico ovviamente non invoglia  il visitatore a restare o eventualmente a tornare nella città del mare.

La presenza di spazzatura per le strade  e sintomo di un forte degrado per l’intera comunità; tant’è vero che i percorsi storico-archeologici sono i più penalizzati da questa situazione  poiché molto spesso si trovano all’interno di aree pressoché abbandonate o degradate. L’esempio più lampante  viene direttamente dal borgo marinaro, luogo caratterizzato da un immenso fascino ma anche e purtroppo  da una grande quantità di rifiuti vari.

Lo stato in cui versa l’antico quartiere di Licata ha impedito al Gruppo archeologico Finziade ed alla Pro Loco di svolgere la consueta visita guidata al suo interno.

Stessa situazione  si presenta nella parte “alta” di Licata, qui il sito di San Calogero e la contigua e caratteristica via semaforo ad esempio, ripuliti per tempo dai soci del Gruppo Archeologico Finziade risultano quotidianamente “stuprati” dall’inciviltà cittadina che si diverte a gettare sul sito bottiglie, cartacce e immondizia varia.

    

Le visite guidate svolte dalle due associazioni anche quest’anno hanno avuto un ottimo seguito  di pubblico: i visitatori si sono dimostrati molto interessati alle bellezze cittadine ed hanno apprezzato l’installazione, per il terzo anno consecutivo, dell’infopoint ubicato all’ingresso del porto turistico. Nonostante lo stato di degrado in cui versa la città il punto di informazione turistica ha catturato l’attenzione della gente che si è anche rammaricata per la  triste situazione.

Le liete note vengono invece direttamente  dalle nuove generazioni, infatti nella giornata di Lunedi 20 Agosto ed in quella di Lunedi 27 agosto  un gruppo di giovani licatesi, fautori dell’operazione sporchiamoci le mani“ si sono prodigati alla pulizia di aree ormai diventate discariche pubbliche, nello specifico l’area di corso Argentina antistante il porto turistico e il settore litoraneo di Marianello.

Nell’auspicio che questo atto di civiltà possa fare da traino ad un ritrovato spirito civico e civile è bello ricordare all’intera cittadinanza che Licata è la nostra casa e come tale va rispettata e non deve sporcata.


 

Ultimo aggiornamento (Sabato 01 Settembre 2012 13:57)