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ADDIO AL GRANDE ARCHEOLOGO SEBASTIANO TUSA


Una notizia difficile da digerire ma è la triste realtà.
Oggi se ne và un grande archeologo, un grande uomo, un sogna
tore e al contempo un esemplare padre di famiglia.
Sebastiano Tusa ci lascia dopo aver offerto la sua vita alla cultura, allo studio dell’antichità e dell’archeologia.
Lo conobbi grazie ad Alberto Scuderi e alla nostra passione comune per la preistoria siciliana e per l’archeologia subacquea.

Per me, giovane laureato in archeologia, rappresentava un esempio da seguire. Insieme, dopo tanti anni, avevamo ripreso le indagini archeologiche subacquee nel mare di Licata con il sogno comune di ritrovare le navi puniche e romane affondate durante la battaglia di capo Eknomos.
La paura di perderlo l’avevo già provata qualche anno fa, quando mi dissero che per lui non ci sarebbe stato più niente da fare. Il Cancro lo stava divorando e per lui era rimasto poco tempo da vivere.
Ma da grande combattente che era non aveva neanche smesso di lavorare: nonostante fosse molto provato, senza capelli per via della chemio e molto affaticato per il delicato intervento ai polmoni subito qualche mese prima, ci ricevette nel suo studio privato a Palermo. Parlammo per ore e quando parlava era un incanto ascoltarlo.

Addio Grande Amico e Collega. Sei passato ad altro mondo il 10 Marzo del 2019, nel giorno in cui ricorre l’anniversario della battaglia delle Egadi del 241 a.C. Un strana coincidenza con un significato ben preciso ma che, per noi di questo mondo, assolutamente non comprensibile. Non potrò mai scordare i suoi consigli; uno in particolare: “passaci su caro Fabio, ma senza dimenticare”.
Ho sempre seguito il tuo consiglio e lo seguirò anche in questa occasione.
Anche se sarà difficile passarci su con facilità ti assicuro che né io né chi ti ha conosciuto potrà mai dimenticarti.

   


 

Ultimo aggiornamento (Martedì 01 Ottobre 2019 22:58)

 

NUOVI DATI DALLE RICERCHE ARCHEOLOGICHE ALL'ISOLOTTO DI SAN NICOLA E ALLA SECCA DELLA POLISCIA


La stagione estiva si conclude in maniera alquanto positiva per il nucleo subacqueo del Gruppo Archeologico Finziade di Licata, diretto da Maurizio Cantavenera, anche quest’anno impegnato in alcune attività nei pressi dell’isolotto di San Nicola e della secca di Poliscia a Licata.

Sale infatti a 9 il numero delle ancore bizantine individuate dai sommozzatori del Gruppo Archeologico locale.

Un arco cronologico che all’incirca abbraccia cinque secoli e che va, leggendo la tipologia delle singole ancore, dal VII secolo d.C. per giungere al XII secolo d.C..

Il ritrovamento è stato possibile grazie al lavoro svolto dal nucleo sommozzatori Finziade, coordinato dall’archeologico Fabio Amato, supervisionato e diretto dalla Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia e finanziato dalla Cuttita Srl.

Una scoperta importante che reca con se l’aggiunta di altri reperti, alla già nota presenza di evidenze archeologiche recuperate proprio in quel pezzo di mare dalla Soprintendenza archeologica di Agrigento, con le ricerche svolte a partire dagli anni ’80.

Le nuove testimonianze archeologiche rappresentano un ulteriore conferma della supposta frequentazione dell’isola di San Nicola, relativa sia alla sua funzione di refugium, sia a quella più strettamente religiosa, determinata dall’impianto ecclesiastico individuato sulla sommità dello scoglio suddetto.

Parallelamente a questi nuovi dati archeologici, ne emergono ulteriori, tracce individuate sulla parte rocciosa di San Nicola.

Sono state infatti individuate due croci, una a rilievo la seconda incisa proprio sulle scoscese pareti rocciose dell’isola.

Elementi che, come sopra riportato, confermano la teoria che vuole la presenza di un piccolo insediamento di culto cristiano sull’avamposto insulare.

La stagione “archeologica” del G.A. Finiziade non si è ancora conclusa: è in corso in questi giorni un corso di archeologia subacquea promosso in collaborazione con il G.A. di Siracusa e la Soprintendenza del Mare, svolto dall’istruttore archeologo Federico Fazio con la collaborazione dei sommozzatori (Fabio Amato, Michele Ruggieri, Giovanni Morreale, Andrea Cannizzaro, Angelo Tidona, Calogero Bontà, Daniela Miceli).

L’area di svolgimento del corso sono le acque antistati la spiaggia della Poliscia, già luogo di frequentazione marinaresca molto antica, nonché sede di un importante tesmophorion d’epoca classica e di una necropoli a ridosso del tombolo costiero.

Anche in questo caso è continuato un meticoloso lavoro di documentazione delle evidenze archeologiche scoperte negli anni scorsi che si è concluso con il recupero di diverse frammenti di anfora (orli, anse, colli e puntali) ascrivibili ad un range cronologico andante dal periodo greco classico, fino al tardo antico. Individuate anche delle presenze lignee che saranno ripulite e successivamente verificate nelle prossime settimane dal personale della Soprintendenza del Mare per capire se si tratta dei resti di una imbarcazione lignea naufragata nei pressi della Secca.

Un’occasione importante per far conoscere l’importanza sia del territorio e delle sue potenzialità archeologiche, sia per imprimere un educazione vera verso un bene collettivo come il mare che guardi alla tutela dell’ecosistema marino e dei reperti che spesso esso custodisce.



 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 24 Ottobre 2018 17:13)

 

IL GRUPPO ARCHEOLOGICO FINZIADE ADERISCE ALLE GIORNATE DI ARCHEOLOGIA RITROVATA 2018


Licata aderirà alla quindicesima edizione delle Giornate nazionali di Archeologia ritrovata. L’appuntamento quest’anno è fissato a livello nazionale nella due giorni del 13 e 14 ottobre. Si tratta di due momenti dedicati alla promozione e valorizzazione dei siti archeologici minori, premiate con medaglie del Presidente della Repubblica. A Licata l’evento è curato dal Gruppo Archeologico Finziade appartenente ai Gruppi Archeologici d’Italia. L’evento licatese è stato intitolato “Passeggiando tra le case di Finziade” e prevede l’apertura straordinaria del Museo Archeologico di via Dante. Ad onor del vero, le giornate “licatesi” della manifestazione saranno tre. Oltre al 13 e 14 ottobre, sarà possibile visitare l’abitato di Finziade e il museo anche giorno 12 ottobre. Come detto, la regia licatese della manifestazione è del Gruppo Finziade diretto da Maurizio Cantavenera.


 

 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 24 Ottobre 2018 16:03)

 

ROCCA SAN NICOLA: SCOPERTI I RESTI DELLA CHIESA MEDIEVALE CHE DIEDE IL NOME ALL’ISOLA


Narrano le fonti che sull’isola di San Nicola a Licata esisteva una Chiesa denominata “Ecclesia Sancti Nicolai de Insula” dedicata al Santo protettore di marinai, naviganti e ancore.

Della Chiesa però non è mai stata ritrovata nessuna traccia e per questa ragione alcuni storici ne hanno addirittura negato l’esistenza.

I fondali attorno l’isolotto di San Nicola erano già stati oggetto di scavi negli anni ’80 da parte della Soprintendenza di Agrigento che recuperò importanti reperti archeologici e redasse una pianta del sito.

Dopo 30 anni le ricerche sono riprese su iniziativa del Gruppo Archeologico Finziade di Licata, con la direzione scientifica della Soprintendenza del Mare, facendo emergere interessanti dati archeologici che hanno consentito una più ampia comprensione del contesto in questione durante l’epoca medievale.

Le varie campagne di scavo hanno permesso di individuare la presenza di numerose ancore di differenti epoche tutte orientate verso l’isolotto, a testimonianza di un attracco delle imbarcazioni antiche all’isola e dell’utilizzo della stessa come luogo di approdo costiero, forse un refugium.

Il dato più interessante comunque viene dalla sommità dello scoglio di San Nicola: seguendo le ancore, spiega Fabio Amato (responsabile degli scavi per il Gruppo Archeologico Finziade), siamo giunti sull’isolotto dove, grazie all’ausilio di un drone e all’esecuzione di ricognizioni di superficie condotte nel 2014, è stato possibile individuare, tra la vegetazione spontanea, una costruzione absidata inglobata all’interno di un grande complesso architettonico, composto da ambienti e cisterne per la raccolta delle acquee meteoriche.

Le immagini aeree inoltre hanno evidenziato in modo chiaro e ineluttabile la presenza di una banchina scolpita nella roccia, oggi sommersa e ricoperta dalla vegetazione marina.

I dati relativi a questa nuova e importante notizia archeologica, sono stati presentati a Licata durante un  convegno tenutosi al teatro Re di Licata, alla presenza del Soprintendente del Mare, Sebastiano Tusa, attualmente Assessore Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana.

A distanza di quattro anni la scoperta sarà pubblicata sulla rivista Sicilia Archeologica con un articolo a firma di Fabio Amato.

L’interesse che il sito sta suscitando è uno dei motivi principali che spingerà a dirottare da qui ai prossimi anni le ricerche che il G.A. Finziade e la Soprintendenza del Mare svolgono, grazie alla fondamentale sponsorizzazione della Cuttitta s.r.l.

La speranza è quella di riuscire a trovare dati ancora più confortanti che permettano, con estrema esattezza, di ricostruire la cronologia di vita di questa porzione di territorio e quella di avviare dei percorsi di valorizzazione dei resti archeologici individuati, rispolverando il progetto di costituzione di un area marina protetta inseguito da diversi anni da molte associazioni operanti a Licata.

 


 

 

NUOVA ARCHEOLOGIA - ANNO XI - 4 LUGLIO - DICEMBRE 2015


Ultimo aggiornamento (Lunedì 26 Febbraio 2018 19:49)