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Home Finziade News Il 2° ritrovamento archeologico subacqueo in meno di due mesi ad opera del nucleo Subacqueo del Gruppo Archeologico FInziade

Il 2° ritrovamento archeologico subacqueo in meno di due mesi ad opera del nucleo Subacqueo del Gruppo Archeologico FInziade


A circa un mese di distanza dal recupero dell’anfora greco-italica nelle acque antistanti il mare di Licata, la collaborazione tra Lega navale licatese e Gruppo archeologico Finziade torna, con efficienza, a dare i propri frutti: è stato infatti  effettuato, in data 6 Agosto 2013, il recupero di un ceppo d’ ancora litica risalente al VI-IV secolo a.C.
Le evidenze archeologiche di epoca greca arcaica ritrovate negli anni '70 dall'associazione archeologica licatese sulla terraferma, proprio di fronte al luogo del ritrovamento del ceppo d'ancora, testimoniano, fin dal periodo più arcaico, una forte “antropizzazione” del settore territoriale in questione, segno tangibile dell’ interesse delle prime genti egee transitate su questa linea di costa. Il ritrovamento del ceppo d’ancora, nel mare prospiciente questi luoghi, non fa altro che rafforzare l’ ipotesi di un agglomerato insediativo collocabile, cronologicamente, nell’ epoca arcaica.
Il recupero come già ricordato, è avvenuto grazie alla collaborazione congiunta tra Lega navale e G.a. Finziade guidato dal direttore Fabio Amato, con l’aiuto preziosissimo del nucleo dei sommozzatori della Guardia di Finanza e con la consulenza scientifica e l'ausilio prestigioso e considerevole dato da alcuni operatori della Soprintendenza del mare guidati dall’ archeologo e soprintendente Sebastiano Tusa.
Al recupero erano presenti anche il Sindaco del Comune di Licata, Angelo Balsamo, l'Assessore al Turismo, Massimo Licata d'Andrea, e il responsabile del servizio archeologico, Arch. Bernardo Agrò.
Il reperto giaceva a 13 metri di profondità e a circa mezzo miglio di distanza dalla costa in corrispondenza di una piattaforma rocciosa marina sviluppata per diversi metri ricoperta da una consistente flora marina.
L’evidenza si è subito presentata in perfetto stato di conservazione, risulta essere realizzata in pietra basaltica non locale, forse proveniente da contesti geologici dell’ oriente mediterraneo.
Le misure sono ridotte, circa un metro di lunghezza per 30/40 kg di peso, presenta una leggera curvatura con incavo nella posizione mediana. La pietra non risulta particolarmente danneggiata dall’ azione del mare.
Il ritrovamento ed il consequenziale recupero scaturito, costituiscono un ulteriore passo nella ricerca archeologica subacquea licatese. Ormai è sempre più chiaro che il mare licatese, l’antico litus phintiensis, è stato un trafficatissimo specchio d’acqua, sia per la sua centralità nel Mare Nostrum, sia per la sua funzione di raccordo con il commercio della Sicilia centro-meridionale. Importanza agevolata dalla conformazione delle coste licatesi le quali, per la maggior parte del loro sviluppo, mostrano una portuosità notevole.
E intanto qualche giorno fa la Soprintendenza di Agrigento e quella del Mare hanno accolto la proposta del Gruppo Archeologico Finziade di allestire presso il Castel Sant'Angelo di Licata un museo che ospiti al suo interno i numerosi reperti subacquei attualmente custoditi nei magazzini del museo archeologico Badia e recuperati negli anni '80 nelle acque del mare licatese.
In attesa che vengano allestite le vetrine, il responsabile del servizio archeologico, Bernardo Agrò, ha assicurato che il reperto sarà esposto temporaneamente al Chiostro Sant'Angelo, già a partire dal 30 Agosto 2013. 

Ultimo aggiornamento (Martedì 08 Ottobre 2013 12:04)