Appello per la salvaguardia degli abbeveratoi extraurbani di Licata


In tutto il territorio di Licata insistono molti abbeveratoi per animali da pascolo alimentati da sorgenti che si trovano in loco. La carenza idrica dovuta alle caratteristiche climatiche della nostra zona ha favorito, sin dall’epoca classica, lo sfruttamento di pozzi ed opere idrauliche per l’approvvigionamento idrico della popolazione. Nel territorio di Licata esistono abbeveratoi di differente forma e tipologia che varia a seconda del periodo di costruzione. La crescita esponenziale di queste opere idriche avrà avuto inizio a partire dal tardo medioevo ed è durata fino ai primi anni del novecento. Durante il Regno di Sicilia un’attività strategica della bilancia economica dello Stato era rappresentata dall’esportazione di grano e formaggio. Esaminando dagli annali dei registri dei caricatori l’anno 1407-08 risulta che da quello di Licata furono esportati 1.006,85 cantari di formaggio che, insieme al caricatore di Sciacca e Agrigento, raggiungono praticamente il 50% del formaggio esportato dal Regno. La produzione e l’esportazione di formaggio testimonia la presenza di allevamenti di bestiame e pascoli sicuramente più diffusa nell’entroterra siciliano, ma esistente anche a Licata in tutto l’arco collinare che circonda la piana.
Negli ultimi decenni, con la drastica diminuzione di allevamenti di bestiame, l’uso di molti impianti di canalizzazione e vasche per la raccolta delle acque, forse costruite appositamente per l’abbeveraggio degli animali, è venuto meno e l’acqua adoperata per l’agricoltura e l’irrigazione dei campi. L’abbandono è stato presto correlato dal degrado e proprio a causa dell’incuranza del’uomo molti sono andati perduti. L’ultimo in ordine di tempo a subire una triste fine, l’abbeveratoio di Contrada Calì. Nel settembre del 2013 mezzi meccanici hanno infatti letteralmente demolito l’opera che, nonostante non fosse più in uso, risultava integra in tutte le sue parti.
Lo scempio di C.da Calì è solo l’ ultimo di una serie di stupri che il nostro territorio continua a subire giorno dopo giorno.
L’amarezza ancor maggiore sta nel fatto che chi cancella il proprio recente passato per banali necessità temporanee, con una leggerezza e una superficialità che lascia esterrefatti, dimentica l’importanza storico-culturale che può aver rivestito all’interno di una comunità che come tale vuole riconoscersi. L’ auspicio è che inizi un processo veloce che porti a considerare il territorio non come una semplice, banale e inviolabile proprietà privata, bensì come qualcosa che riguardi la collettività tutta e gli interessi di quest’ultima.

Ultimo aggiornamento (Sabato 12 Ottobre 2013 18:21)