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XVI° EDIZIONE DI ARCHEOLOGIA RITROVATA A LICATA: SI RIAPRE L'IPOGEO STAGNONE PONTILLO


Grazie alla gentile concessione del Parco archeologico valle dei templi, nei giorni del 11, 12 e 13 ottobre, dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 18:00, in occasione delle giornate di Archeologia Ritrovata, apriremo al pubblico l'ipogeo Stagnone Pontillo, un sito archeologico di rara bellezza le cui origini sono ancora oggetto di dibattito.
Sarà un modo per approfondire insieme le caratteristiche dell'edificio, il contesto in cui si inserisce ed esprime congetture su chi, come, quando e perché decise di edificare un complesso ipogeico di tali dimensioni che non conosce eguali in tutto il Mediterraneo.
Vi aspettiamo numerosi.

 



 

 

RICERCHE STORICHE NEL MARE DI LICATA: DOCUMENTAZIONE DEL RELITTO DELLA NAVE AMERICANA LST 158


ll relitto dell'LST 158 ripreso dal drone del Gruppo Archeologico Finziade nei pressi della Blue beach di Licata.
Nella nave americana di circa 100 m di lunghezza, bombardata dall'aviazione tedesca, morirono 99 persone e 90 rimasero ferite: brucio' per tre giorni davanti la costa licatese e fu affondata definitivamente nelle immediate vicinanze.
I licatesi la ricordano volgarmente come " u zatteruni".
Negli anni scorsi avevamo recuperato insieme al nucleo SDAI della Marina Militare dei residuati bellici (munizioni, proiettili, bombe, mitragliatori).

   

Riportiamo il recente comunicato della Soprintendenza del Mare: "La Soprintendenza del Mare, con l'appoggio logistico e nautico della locale sezione “Finziade” dell'associazione “Gruppi Archeologici d'Italia”, ha effettuato delle prospezioni negli areali marini a levante del porto di Licata. La zona indagata è quella dello sbarco, avvenuto il 10 luglio 1943 della statunitense “Joss Force”, un convoglio navale formato da 256 unità di cui 202 mezzi da sbarco, al comando del generale Lucian K. Truscott. Alle ore 8:10 del mattino dell’11 luglio 1943, mentre proseguiva lo scaricamento del materiale bellico sulla spiaggia, analogamente a quanto avvenuto il giorno prima a Gela per la LST 313, sei aerei, di cui due Focke Wulf 190 del III gruppo dell'unità aerea tedesca SKG10, con un’azione fulminea misero a segno colpi letali sulla nave da sbarco LST 158. Nonostante gli sforzi dell’equipaggio, l’incendio andò fuori controllo e l’unità fu abbandonata, mentre le esplosioni di mine, munizioni e proiettili di artiglieria continuarono a devastarla: bruciò per diversi giorni prima che fosse possibile risalire a bordo e verificarne l’irreparabilità. Accanto a quest'evento di maggiore portata, ne sussistono altri che hanno coinvolto unità minori e le cui tracce si è tentato di individuare: a pochi km a levante del porto di Licata è stata infatti evidenziata la presenza di grossi frammenti metallici e della parte terminale della murata di un'imbarcazione, che emerge dal fondale sabbioso e che è probabilmente riconducibile ad un mezzo da sbarco di dimensioni più piccole, le cui caratteristiche potranno però evincersi solo dopo uno scavo sistematico. Nello spirito dell'art.10 della L.R. 11/2018, l'areale marino attorno Licata, identificato quale teatro dell'operazione Husky e custode del relitto della grande nave da sbarco LST 158, si candida virtualmente ad essere individuato quale “luogo della Memoria” e pertanto sarà cura della Soprintendenza del Mare porre in essere ogni atto finalizzato al predetto riconoscimento, inclusa la regolamentazione dell'accesso al sito a mezzo ordinanza da emettere a cura della locale Autorità marittima. E’ prevista, inoltre, la realizzazione di un documentario sulla LST158, in collaborazione con il GAI “Finziade” e nell'ambito dell'attività di valorizzazione della Soprintendenza del Mare".


 

Ultimo aggiornamento (Martedì 01 Ottobre 2019 23:11)

 

UNA GEMMA IN PASTA VITREA IN MOSTRA AL MUSEO DEL MARE DI LICATA


Da oggi, anche il Museo del Mare di Licata ha un suo prezioso.
Si tratta di una gemma in pasta vitrea in eccezionale stato di conservazione, recuperata durante lo scavo subacqueo eseguito presso la secca della Poliscia di Licata nel 2017.
La Gemma di forma ellittica, delle dimensioni di 1 cm, è stata ritrovata durante l'analisi in laboratorio dei reperti più piccoli finiti nel vaglio della Sorbona (strumento che viene utilizzato per aspirare i sedimenti del fondale).
La Gemma, incastonata in un gioiello purtroppo non rinvenuto (probabilmente un anello, un orecchino o una collana) presenta impressa una figura umana seduta e pensante, con il braccio sinistro tra le gambe e la mano destra portata al mento.
Il reperto si data con molta probabilità al II-I secolo a.C.
Ulteriori informazioni saranno disponibili a breve in un articolo a firma di Fabio Amato pubblicato su Sicilia Archeologica.


 

Ultimo aggiornamento (Martedì 01 Ottobre 2019 23:00)

 

ADDIO AL GRANDE ARCHEOLOGO SEBASTIANO TUSA


Una notizia difficile da digerire ma è la triste realtà.
Oggi se ne và un grande archeologo, un grande uomo, un sogna
tore e al contempo un esemplare padre di famiglia.
Sebastiano Tusa ci lascia dopo aver offerto la sua vita alla cultura, allo studio dell’antichità e dell’archeologia.
Lo conobbi grazie ad Alberto Scuderi e alla nostra passione comune per la preistoria siciliana e per l’archeologia subacquea.

Per me, giovane laureato in archeologia, rappresentava un esempio da seguire. Insieme, dopo tanti anni, avevamo ripreso le indagini archeologiche subacquee nel mare di Licata con il sogno comune di ritrovare le navi puniche e romane affondate durante la battaglia di capo Eknomos.
La paura di perderlo l’avevo già provata qualche anno fa, quando mi dissero che per lui non ci sarebbe stato più niente da fare. Il Cancro lo stava divorando e per lui era rimasto poco tempo da vivere.
Ma da grande combattente che era non aveva neanche smesso di lavorare: nonostante fosse molto provato, senza capelli per via della chemio e molto affaticato per il delicato intervento ai polmoni subito qualche mese prima, ci ricevette nel suo studio privato a Palermo. Parlammo per ore e quando parlava era un incanto ascoltarlo.

Addio Grande Amico e Collega. Sei passato ad altro mondo il 10 Marzo del 2019, nel giorno in cui ricorre l’anniversario della battaglia delle Egadi del 241 a.C. Un strana coincidenza con un significato ben preciso ma che, per noi di questo mondo, assolutamente non comprensibile. Non potrò mai scordare i suoi consigli; uno in particolare: “passaci su caro Fabio, ma senza dimenticare”.
Ho sempre seguito il tuo consiglio e lo seguirò anche in questa occasione.
Anche se sarà difficile passarci su con facilità ti assicuro che né io né chi ti ha conosciuto potrà mai dimenticarti.

   


 

Ultimo aggiornamento (Martedì 01 Ottobre 2019 22:58)

 

NUOVI DATI DALLE RICERCHE ARCHEOLOGICHE ALL'ISOLOTTO DI SAN NICOLA E ALLA SECCA DELLA POLISCIA


La stagione estiva si conclude in maniera alquanto positiva per il nucleo subacqueo del Gruppo Archeologico Finziade di Licata, diretto da Maurizio Cantavenera, anche quest’anno impegnato in alcune attività nei pressi dell’isolotto di San Nicola e della secca di Poliscia a Licata.

Sale infatti a 9 il numero delle ancore bizantine individuate dai sommozzatori del Gruppo Archeologico locale.

Un arco cronologico che all’incirca abbraccia cinque secoli e che va, leggendo la tipologia delle singole ancore, dal VII secolo d.C. per giungere al XII secolo d.C..

Il ritrovamento è stato possibile grazie al lavoro svolto dal nucleo sommozzatori Finziade, coordinato dall’archeologico Fabio Amato, supervisionato e diretto dalla Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia e finanziato dalla Cuttita Srl.

Una scoperta importante che reca con se l’aggiunta di altri reperti, alla già nota presenza di evidenze archeologiche recuperate proprio in quel pezzo di mare dalla Soprintendenza archeologica di Agrigento, con le ricerche svolte a partire dagli anni ’80.

Le nuove testimonianze archeologiche rappresentano un ulteriore conferma della supposta frequentazione dell’isola di San Nicola, relativa sia alla sua funzione di refugium, sia a quella più strettamente religiosa, determinata dall’impianto ecclesiastico individuato sulla sommità dello scoglio suddetto.

Parallelamente a questi nuovi dati archeologici, ne emergono ulteriori, tracce individuate sulla parte rocciosa di San Nicola.

Sono state infatti individuate due croci, una a rilievo la seconda incisa proprio sulle scoscese pareti rocciose dell’isola.

Elementi che, come sopra riportato, confermano la teoria che vuole la presenza di un piccolo insediamento di culto cristiano sull’avamposto insulare.

La stagione “archeologica” del G.A. Finiziade non si è ancora conclusa: è in corso in questi giorni un corso di archeologia subacquea promosso in collaborazione con il G.A. di Siracusa e la Soprintendenza del Mare, svolto dall’istruttore archeologo Federico Fazio con la collaborazione dei sommozzatori (Fabio Amato, Michele Ruggieri, Giovanni Morreale, Andrea Cannizzaro, Angelo Tidona, Calogero Bontà, Daniela Miceli).

L’area di svolgimento del corso sono le acque antistati la spiaggia della Poliscia, già luogo di frequentazione marinaresca molto antica, nonché sede di un importante tesmophorion d’epoca classica e di una necropoli a ridosso del tombolo costiero.

Anche in questo caso è continuato un meticoloso lavoro di documentazione delle evidenze archeologiche scoperte negli anni scorsi che si è concluso con il recupero di diverse frammenti di anfora (orli, anse, colli e puntali) ascrivibili ad un range cronologico andante dal periodo greco classico, fino al tardo antico. Individuate anche delle presenze lignee che saranno ripulite e successivamente verificate nelle prossime settimane dal personale della Soprintendenza del Mare per capire se si tratta dei resti di una imbarcazione lignea naufragata nei pressi della Secca.

Un’occasione importante per far conoscere l’importanza sia del territorio e delle sue potenzialità archeologiche, sia per imprimere un educazione vera verso un bene collettivo come il mare che guardi alla tutela dell’ecosistema marino e dei reperti che spesso esso custodisce.



 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 24 Ottobre 2018 17:13)