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Home Finziade News Archeologia Subacquea: continuano le ricerche archeologiche all'isolotto di San Nicola

Archeologia Subacquea: continuano le ricerche archeologiche all'isolotto di San Nicola


Nell’ambito di un progetto e di una collaborazione iniziata circa un anno fa, sono riprese a pieno titolo le ricerche subacquee guidate e coordinate dall’equipe del Prof. Sebastiano Tusa, supportato logisticamente e “territorialmente” dal gruppo archeologico Finziade, diretto dall’archeologo Fabio Amato.

Le operazioni sono state quest’anno influenzate in negativo dall’instabilità metereologica. Essa ha ritardato o addirittura cambiato i programmi stessi degli archeologi.

Il 26 Luglio sono stati recuperati due reperti fortemente legati al mondo marinaresco antico: un ceppo in piombo mobile d’età presumibilmente romana e una ben più antica ancora a gravità ad un foro. Quest’ultimo reperto, ad una prima valutazione storico-cronologica va ad abbracciare un arco temporale piuttosto ampio, tra l’età del ferro e la fase greca.

Dal 24 al 30 Agosto invece, il Gruppo Archeologico Finziade con il supporto in loco della Lega Navale Italiana e la supervisione del dott. Fabrizio Sgroi, funzionario della Soprintendenza del Mare, ha eseguito una scavo archeologico subacqueo che si è rilevato di fondamentale importanza dal punto di vista scientifico e per la ricostruzione di quello che potrebbe essere uno dei più antichi approdi di tutta la costa meridionale della Sicilia.

Questa volta il Gruppo Archeologico Finziade ha recuperato un nuovo reperto romano: una contromarra in piombo rinvenuto in prossimità del luogo in cui il 26 luglio era stato rinvenuto il ceppo plumbeo.

Questi recuperi costituiscono una sorta di filo diretto e collegamento col passato più recente della ricerca: l’agosto del 2013 infatti sarà ricordato per una serie di recuperi riguardanti ancore, ceppi d’ancora e anfore; il pezzo più pregiato, oggetto centrale di un’intera mostra tenutasi lo scorso Dicembre a Licata è costituito da un ceppo d’ancora litico in pietra basaltica. I reperti litici portati in superficie durante la scorsa campagna, proprio in questi giorni, tramite micro-carotaggi effettuati sulla loro superficie, saranno analizzati dai laboratori della Soprintendenza, per verificarne la provenienza della roccia.

L’area da indagare quest’anno è stata individuata con attenzione certosina in un settore poco lontano dalla costa, comunque differente rispetto a quello che negli anni ’80 aveva offerto degli importanti spunti di ricerca con annessi recuperi di materiale archeologico sotto la direzione della dott.ssa Alice Freschi.

La strumentazione in mano agli operatori quest’anno sarà completa; sorbona per le fasi di scavo vero e proprio, metal detector, palloni aerostatici per il recupero di eventuali nuovi reperti.

La soddisfazione dei soggetti, che hanno collaborato a queste operazione è palpabile da molti punti di vista, lo si evince chiaramente dalla dichiarazioni rilasciate sia dal dott. Fabio Amato, direttore del locale Gruppo Archeologico, sia dal funzionario di soprintendenza il dott. Fabrizio Sgroi.  Secondo Amato “Lo step successivo, consequenziale alla possibilità di effettuare altri recuperi, deve essere quello dell’organizzazione di una seconda mostra a tema, dopo quella organizzata lo scorso Dicembre”. “Per quel che concerne le ipotesi interpretative riguardanti la destinazione d’uso del posto nell’antichità, alla luce dei diversi recuperi effettuati anche nel passato fa pensare-riferisce Sgroi- all’ipotesi della presenza di un piccolo approdo per rotte di cabotaggio (navigazione sotto costa), importante e strategico per operazioni di approvvigionamento e ricovero temporaneo delle imbarcazioni transitanti”.

Le operazioni iniziate pochi giorni fa in questo settore di costa posto poco  a Ovest rispetto al centro dell’odierna Licata, saranno importanti per capire in maniera più leggibile le rotte e i transiti dell’antichità.

Il fondale licatese ha la caratteristica di essere piuttosto limoso. Questa condizione podologica crea ovviamente una grande sospensione, limite fondamentale per le ricerche poiché il mare mosso e l’acqua torbida costituiscono il punto debole di questo tipo di ricerca. Il lato positivo, vedendo in un certo senso l’altro lato della medaglia, è appunto la conservazione storico-archeologica garantita dal limo. Esse costituiscono un vero e proprio “tappo” storico, che lascia praticamente immutato il tempo e l’evidenza. Compito degli archeologi ridare la giusta “luce” ai nuovi tesori emersi dalle acque dell’antico approdo, ma soprattutto leggere e registrare un dato scientifico che, alla luce dei nuovi rinvenimenti, potrebbe colmare il vuoto cronologico registrato dalla ricerca archeologica terrestre per l'età del bronzo recente, finale e l'età del Ferro.




 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 03 Settembre 2014 15:23)