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STORIE DA ANCORARE


Lo scorso 18 Ottobre dalle acque di Licata, nei pressi dell'isolotto della rocca San Nicola sono riemerse dopo millenni di oblio, due splendide testimonianze di epoche passate, di antiche tratte commerciali, di un mondo anni luce da quello che conosciamo. Il mare di Licata come più volte ribadito, da un pò di anni è stato piuttosto generoso. Le ricerche subacquee del gruppo archeologico Finziade (ormai attive dal 2013) e supervisionate dalla Soprintendenza del mare stanno provando a ricostruire la storia di una comunità molto florida fin dalla preistoria, passando per la Grecia coloniale, per Roma e arrivando fino al medioevo stesso. Una serie di studi mirati a comprendere e a chiarire dei passaggi storici a volte nebulosi, i quali solo l'archeologia può ricollocare nella "sacra" linea del tempo. Gli ultimi rinvenimenti, datati per l'appunto allo scorso mese di ottobre confermano ulteriormente la vivacità e la grande attitudine commerciale di questo settore costiero meridionale dell'isola. L'attento e preciso lavoro dei volontari del Gruppo Archeologico, guidati saggiamente nelle delicate operazioni dalla Soprintendenza del mare e dalla Guardia di finanza, ha permesso di riportare alla luce e rendere alla comunità due bellissime ancore intatte provenienti da epoche che furono: un'ancora romana e un’ancora bizantina. Due tipologie ben distinte e ben riconducibili a periodi storici ben definiti. L'ancora romana (in ferro e di due metri di lunghezza) presenta la classica forma a "freccia" tipica del periodo romano-imperiale; essa è ricoperta da una forte concrezione marina che il personale della Soprintendenza deciderà se rimuovere per restituire al pezzo la conformazione originaria. Le marre hanno una larghezza di 1,20 m circa e risultano in buono stato di conservazione. L'ancora bizantina (anch'essa in ferro) ha la classica forma a T e risulta in buono stato di conservazione. Entrambe erano custodite da uno spesso strato di sabbia limosa, tipica di questo settore di costa, elemento determinante per la buona conservazione dei reperti. Proprio la natura marina del fondale ha spinto e spinge in maniera propulsiva le ricerche in questo compartimento costiero, del resto anche quest'anno la campagna archeologica subacquea non è stata avara di soddisfazioni; prova ne sia che da Maggio fino a pochi giorni fa molti reperti stanno continuando ad arricchire la temporanea mostra (si aspetta una firma del Sindaco per convertirlo in antiquarium)  dei ritrovamenti subacquei allesitita presso i locali del Chiostro Sant'Angelo. L'elenco è lungo e variegato: un ceppo mobile in piombo, romano, di ben 94 kg, una Dressel I ( tipica anfora da trasporto di Roma tardo repubblicana), un piccozzino in piombo perfettamente conservato, pezzo molto interessante appartenuto alla "cassetta degli attrezzi" di un'imbarcazione e presumibilmente utilizzato per quotidiane operazioni di calafataggio, numerevoli colli d'anfora soprattutto riferibili alla tarda antichità, un orlo di brocca in bronzo, una macina in pietra lavica con perno centrale rivestito in piombo; il tutto all'interno di un raggio di ricerca ben delineato e georefenrenziato. Sono 5 i punti caldi da andare a scandagliare nei prossimi anni dove, con mezzi e disponibilità economiche maggiori, si potrebbero portare alla luce nuove scoperte e reperti molto importanti per ricostruire la storia della navigazione. Non dobbiamo assolutamente dimenticare che nelle acque licatesi si combattè nel 256 a.C. la famosa battaglia navale di Capo Ecnomo e di quelle innumerevoli navi affondate ad oggi non vi è traccia alcuna. Una importantissima risorsa per le ricerche è stata, come da anni ormai, la locale sezione della Lega navale con la messa in campo di uomini e mezzi, mentre un grande aiuto è venuto dallo sponsor, Cuttitta srl, il quale tramite un aiuto economico ha permesso l'acquisto di attrezzature ed equipaggiamenti per la campagna. Il gruppo Archeologico Finziade è alla ricerca di ulteriori sponsorizzazioni per poter "affinare" sempre più la ricerca e soprattutto per lavorare già dall'anno prossimo con mezzi ultra tecnologici che permettano anche l'individuazione di reperti sotto una spessa coltre di sabbia.

Il 30 ottobre intanto i dati scientifici emersi dalle ultime campagne di indagine archeologica subacquea sono stati presentati dall’archeologo Fabio Amato e dal Soprintendente del Mare, Sebastiano Tusa, ad un convegno tenutosi alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum.

La città di Licata invece dovrà attendere fino al prossimo 27 Dicembre per vedere i nuovi reperti esposti al Chiostro Sant’Angelo di Licata e per assistere al Convegno di presentazione che si svolgerà come di consueto nella splendida cornice del Teatro Comunale Re.